Andrew Howe: «L'atletica è disciplina, la musica è ispirazione». Il campione di atletica svela il batterista dei Lags
di Paolo Travisi

Andrew Howe: «L'atletica è disciplina, la musica è ispirazione». Il campione di atletica svela il batterista dei Lags

Enfant prodige dell'atletica leggera, Andrew Howe, già da ragazzino si allenava duramente ed ascoltava musica. Di corsa sulle piste e nelle cuffie dai Sepultura ai Nirvana. E se i suoi record sportivi sono noti, basti citare l'argento ai Mondiali di Osaka nel 2007, di Howe batterista, sappiamo meno. Dal 2013 fa parte dei Lags, quartetto post-hardcore, che da Roma ha suonato in Italia ed Europa. Il 29 marzo uscirà il secondo album, Soon, ispirato al suono degli anni '90 e indie-punk del nuovo millennio.
 
 


Soon, come presto. Cosa raccontate nell'album?
Tematiche sociali, discriminazione, voglia di rivincita, argomenti che riguardano tutta la band. In un mondo governato da grandi compagnie che impongono la loro realtà, noi vogliamo solo lottare per il bene.

Nel brano Il podista, si dice “sei sempre secondo”, a cosa si riferisce?
Si viene giudicati qualsiasi cosa si faccia, ad ogni livello e nella vita di tutti i giorni. Nonostante io abbia raggiunto tanti traguardi, nello sport mi sono sentito sempre secondo.

In Italia al post-hardcore, non corrisponde una popolarità di massa. Si può fare musica senza il grande successo?
Abbiamo sempre fatto la musica che ci piace. Spesso le belle canzoni non arrivano perché non fanno parte di un genere di moda, ma penso che il nuovo sia sempre bello e non bisogna discriminare.

Sanremo quest'anno si è aperto al trap. Un sogno?
Sarebbe grandissimo, ma è difficile. Per arrivare il genere deve essere popolare, passare in radio e non è così, ma penso ai Beatles e Rolling Stones che venivano considerati il diavolo.

Musica ed atletica le sue passioni. Cosa le dà una e l'altra?
L'atletica è disciplina, sacrificio e perseveranza verso un obiettivo. La musica è l'ispirazione per raggiungere quel traguardo e nei momenti bui è stata di grande conforto. Mi ha fatto vedere i problemi da un punto di vista diverso.

L'età per un atleta ha un valore diverso rispetto alle persone che non fanno sport professionale?
Non ci penso mai, vivo come se avessi vent'anni. Tutto dipende dalla motivazione, io sto bene e magari a 36 anni raggiungo l'apice.

Se le dico Tokyo 2020 che mi risponde?
Mi sto preparando per la corsa nei 200 e 400 e sto avendo buoni risultati. Voglio andarci e dire la mia, sarà difficile ma non mi faccio intimidire.

 
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