A Scola da Muccino: «Gli anni belli? Il mio C'eravamo tanto amati della generazione silente»
di Michela Greco

A Scola da Muccino: «Gli anni belli? Il mio C'eravamo tanto amati della generazione silente»

ROMA - Paolo è un ragazzo studioso, riservato, solido. Giulio, nato in una famiglia povera da un padre duro e disonesto, ha una voglia di rivalsa che si rivela ben più forte dei suoi ideali. Riccardo, detto “Sopravissù” perché il colpo di pistola preso in pancia durante una manifestazione non l’ha ucciso, è velleitario e inconcludente. Gemma è una bellissima ragazza segnata dalla morte della mamma quando lei era ancora ragazzina. Quattro amici legatissimi, interpretati rispettivamente da Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti, sono il motore de Gli anni più belli, il C’eravamo tanto amati di Gabriele Muccino: una cavalcata lungo 40 anni di storia italiana (e non solo) attraverso 4 personaggi (che da adolescenti, sono incarnati da altri attori). Quattro italiani che ricordano i caratteri del capolavoro di Scola ma che affrontano, dagli anni 80 a oggi, passaggi epocali diversi. «La grande storia è quella che ci definisce anche se non vogliamo – dice il regista – La caduta del muro di Berlino aprì un orizzonte di speranza, Mani pulite fece confidare nell’avvento di una classe politica migliore. Furono grandi momenti di cambiamento, così come l’11 settembre, che però quell’orizzonte lo chiuse, rendendoci tutti più fragili e spaventati. Questo film racconta una continua sfida verso il domani, una storia in cui il tempo è il grande motore».
Al cinema dal 13 febbraio, Gli anni più belli inquadra, dunque, in particolare la generazione dei nati alla fine degli anni 60. «Ragazzi cresciuti all’ombra di ciò che C’eravamo tanto amati raccontava – aggiunge Muccino – La morale politica, la Resistenza, il ‘68 e il ‘77, l’antagonismo tra ricchi cattivi e poveri solidali, tutte cose che per me e i miei coetanei non hanno più senso. Siamo stati schiacciati dalla storia degli altri, spaesati da un bagaglio di ideologie e sapienza politica che non abbiamo saputo metabolizzare». «Con Gabriele – conferma Favino – abbiamo parlato a lungo della nostra generazione silente, messa all’angolo ad aspettare di trovare una voce».
Il loro antidoto, tra amori sbagliati e fallimenti, è l’amicizia, «il collante che ha dato impulso a queste esistenze che naufragano e poi si ritrovano in cose più semplici», spiega Muccino, che con il suo dodicesimo film ha voluto omaggiare non solo Scola ma anche Zavattini, Risi, Fellini, De Sica. Che ha portato Micaela Ramazzotti nel territorio di Stefania Sandrelli – «Ma lei giocava in un altro campionato - si schermisce - e il suo personaggio aveva un pochino di orgoglio in più» – e che ha trasformato in attrice Emma Marrone, nel ruolo della moglie di Riccardo/Santamaria. «Non avevo mai fatto nulla del genere prima, mi sentivo piccola piccola in mezzo a questi titani», ha detto la cantante che però, per la colonna sonora, ha dovuto cedere il passo a Nicola Piovani e, soprattutto, a Claudio Baglioni. Sui titoli di coda, infatti, suona il suo inedito Gli anni più belli.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 31 Gennaio 2020, 08:47
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