Bellocchio, Palma d'onore a Cannes: «Ora mi sento liberato, ma non assolto per la morte di nostro fratello»
di Michela Greco

Bellocchio, Palma d'onore a Cannes: «Ora mi sento liberato, ma non assolto per la morte di nostro fratello»

CANNES – Libero, leggero. Marco Bellocchio definisce più volte con questi due aggettivi lo stato d’animo con cui ha realizzato Marx può aspettare, documentario personalissimo e universalissimo in cui ricostruisce la storia della sua famiglia straordinaria, del suo cinema e del corpo a corpo di una vita con l’educazione cattolica, ma anche e soprattutto della morte del fratello Camillo, suicida a 28 anni. Libero e leggero nonostante il dolore che non si esaurisce, Bellocchio si è mostrato anche pronto all’umorismo con la stampa, nel giorno in cui il film è uscito in sala (ieri) e in cui Cannes gli ha offerto il palco di una masterclass, mentre domani sera riceverà la Palma d’Oro d’Onore del Festival, un riconoscimento riservato a poche eccellenze. 

 


«Mi sono reso conto che questa era l’ultima occasione per fare i conti con qualcosa che in fondo era stato censurato, nascosto. Non mi interessava fare qualcosa di nostalgico su ciò che restava della mia famiglia e abbiamo individuato subito il soggetto nel protagonista assente: il mio gemello Camillo». Un ragazzo bello e malinconico, che soffriva silenziosamente il confronto con dei fratelli ingombranti (come il cineasta Marco, il sindacalista Alberto e il critico letterario Piergiorgio) e non trovava il suo spazio «in una casa che sembrava un manicomio», come si dice nel film. «Questo è il mio lavoro più privato. Ora mi sento liberato, ma non assolto. Non che debba andare in prigione per dei crimini, ma in questa storia c’è qualcosa di molto comune: di fronte a certe tragedie si dice “mi sembrava una persona normale”. Ecco, noi non avevamo intuito la tragedia che stava sotto la vicenda normale di nostro fratello». 

 


Il titolo Marx può aspettare è una frase pronunciata proprio da Camillo e si riferisce a uno dei grandi crucci del regista, che al gemello che gli chiedeva aiuto rispose incitandolo a impegnarsi nella lotta rivoluzionaria. «Camillo disse ridendo “Marx può aspettare” e non capii la gravità di quella risposta. Intendeva: la politica dopo, prima devo risolvere le mie cose». Accolto con calore dal pubblico del Rendez-Vous ieri, Bellocchio è trepidante per la premiere ufficiale di oggi, cui sarà presente anche Paolo Sorrentino: «Palpito non tanto per la premiazione, quanto per la proiezione di fronte a un pubblico internazionale, mi sentirò più giovane. Della Palma sono contento ma non la considero un premio che mi ripaga, qui a Cannes ho sempre avuto grandi soddisfazioni». 

 


Infine, un pensiero sulla morte. «C’è sempre una sottile angoscia che varia a seconda di ciò che fai. Ora sto portando a termine una serie faticosa (Esterno notte, ndr) l’avessi mai fatto! – dice ridendo – Ma se sei dentro la vita e il lavoro, per fortuna dimentichi la possibilità della fine».

 

IL FILM

 

CANNES – Foto in bianco e nero della famiglia Bellocchio, a Piacenza otto ragazzini in posa (tra fratelli e sorelle) e un'unica persona con gli occhi socchiusi: la madre. Una madre "cieca", come ne I pugni in tasca. Con Marx può aspettare Marco Bellocchio scava a fondo nell'album dei ricordi, fa riemergere immagini e simboli di una vita familiare e artistica, rimette in ordine - in una corrispondenza miracolosa tra emotivo e cinematografico, tragico e ironico - la sequenza dei dolori e dei sensi di colpa. Interroga fratelli, figli, preti e psichiatri sulle ombre che insegue da sempre e che hanno nutrito il suo cinema: la disfunzionalità della sua famiglia alto-borghese e iper-cattolica, capace di far impartire a un bambino tre sacramenti in 24 ore, e il suicidio del gemello Camillo nel dicembre 1968. Lo sguardo dell'artista è quello di un uomo che con queste incandescenze, così particolari e così universali, ci ha fatto a pugni tutta la vita, dentro e fuori lo schermo, e che oggi può dire in qualche modo compiuto il suo cammino. Con l'ennesimo esempio di grande cinema. Intimo, sociale, politico.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Luglio 2021, 08:59
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