Buco nero fotografato, è la prima volta: «Ecco Messier 87». Si trova a 55 milioni di anni luce da noi

Oggi è un giorno storico, uno spartiacque per la ricerca e che potrebbe portare all'inizio di una nuova epoca: per la prima volta un buco nero, il Messier 87, al centro della galassia Virgo A (o M87) è stato fotografato, e l'immagine è stata resa pubblica. Il buco nero è distante circa 55 milioni di anni luce. La prima prova diretta, e la foto che lo testimonia, arrivano a tre anni da quando, nel 2016, le onde gravitazionali hanno dimostrato l'esistenza di questi misteriosi oggetti cosmici.

L'esperto esulta: «Aperta la prima pagina di un libro incredibile»

A catturare l'immagine rivoluzionaria è stata la rete di otto radiotelescopi che fa parte della collaborazione Eht, costituita proprio per riuscire a catturare la foto più ambita dell'astrofisica. «Abbiamo cercato i buchi neri più grandi, come quello al centro della Via Lattea, chiamato Sagittario A, e quello della galassia M87», ha detto all'ANSA Luciano Rezzolla, direttore dell'Istituto di Fisica teorica di Francoforte, membro del comitato scientifico della collaborazione e che ha partecipato all'analisi teorica dei risultati. Il buco nero del quale è stata catturata l'immagine è quello al centro della galassia M87

 
 

NUOVA ERA NELLA RICERCA La prima fotografia di un buco nero apre una nuova epoca: non ha dubbi in proposito Elisabetta Liuzzo, dell'Istituto di Radioastronomia dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e del Centro regionale del radiotelescopio Alma dell'Osservatorio Europeo Australe (Eso). «È un risultato che segna una nuova epoca anche per le incredibili innovazioni a 360 gradi che sono state raggiunte», ha detto all'ANSA riferendosi alle innovazioni «tecnologiche, per ottenere ricevitori dei telescopi più performanti, informatiche, per i supercomputer necessari a gestire la grande mole di dati raccolti, e astrofisica, per l'implementazione di nuovi metodi di calibrazione ed interpretazione delle osservazioni».

Senza dubbio, ha aggiunto, «i buchi neri sono dei laboratori fisici unici» e avere ottenuto una loro immagine permette di studiare per la prima volta le condizioni estreme dello spaziotempo nei dintorni del buco nero, finora «inaccessibili dagli esistenti strumenti astronomici». Questo, ha proseguito, «permetterà di testare le leggi fondamentali che spiegano come l'Universo funzioni su piccole e grandi scale, per esempio per la fisica quantistica e la teoria della relatività generale di Einstein, e costituirà la base per poter creare e validare ciò che ancora manca, ovvero una unica singola teoria che sia universale».


EINSTEIN LO AVEVA PREVISTO La foto del secolo, la prima in assoluto mai scattata a un buco nero è ancora più affascinante perché rappresenta un passo in avanti importante nella comprensione dei segreti del cosmo e una nuova sfida alla teoria della relatività di Albert Einstein. Lo ha detto all'ANSA Mariafelicia Delaurentiis, astronomia e astrofisica dell'Università di Napoli Federico II e della sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che come membro della collaborazione Eht ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell'esperimento.
«Le nostre osservazioni - ha rilevato - forniscono una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci nei centri di galassie e dei meccanismo centrale dei nuclei galattici attivi». Per questo le nuove osservazioni «costituiscono un nuovo strumento di indagine per esplorare la gravità nel suo limite estremo e su una scala di massa che finora non è stata accessibile». Un approccio, ha aggiunto che «è uno strumento formidabile per confermare o escludere le varie teorie relativistiche della gravitazione formulate accanto alla Relatività Generale». Questo significa che «la teoria di Einstein potrebbe non essere la teoria finale dell'universo».

La prima foto di un buco nero, ha proseguito, «è un altro passo in avanti nel nostro modo di comprendere i grandi misteri dell'universo», oltre ad essere il frutto di «un bellissimo esempio di collaborazione e cooperazione internazionale». In poche parole questo è «un momento d'oro per gli scienziati che sondano i segreti del cosmo, è l'inizio di una nuova fisica, stiamo guardando qualcosa di assolutamente nuovo. Questo risultato è una delle pietre miliari dell'astronomia gravitazionale. D'ora in poi, la classificazione di questi oggetti cambierà la nostra visione dell'universo».
SEI CONFERENZE STAMPA Pubblicato in sei articoli in un numero speciale della rivista Astrophysical Journal Letters, il risultato è stato annunciato oggi contemporaneamente in sei conferenze stampa. A Bruxelles lo hanno presentato il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) e il progetto Event Horizon Telescope (Eht), alla presenza del Commissario Europeo per la Ricerca, la Scienza e l'Innovazione Carlos Moedas: le altre cinque conferenze stampa sono state organizzate a Santiago del Cile, Shanghai, Tokyo, Taipei e Washington.

Al risultato, del progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht), l'Italia ha partecipato con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Fin dal 2014 l'Erc ha finanziato con 14 milioni di euro il progetto Eht e in particolare le ricerche coordinate da Luciano Rezzolla, Heino Falcke, della Radboud University Nijmegen, e Micheal Kramer, della Royal Astronomical Society. 

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Mercoledì 10 Aprile 2019, 15:26
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