Allarme cluster al Sant'Eugenio, contagiati pazienti e operatori
di Alessia Marani

Roma, focolaio Covid al Sant'Eugenio: contagiati pazienti e operatori

Il pronto soccorso è stato chiuso per un giorno e mezzo, rimasto in grado di accettare esclusivamente i codici rossi in arrivo con le ambulanze; i reparti di Medicina, Geriatria e Nefrologia, sono stati messi praticamente in quarantena; tra il personale monta la paura del contagio nonostante il vaccino e già corre voce di personale medico infettato anche al vicino Cto, centro satellite. Ieri, intanto, in corsia è arrivata la sanificazione per nebulosa ossia fatta attraverso un robottino.

Non si placano le polemiche attorno al focolaio Covid scoppiato negli ultimi giorni al Sant'Eugenio, l'ospedale dell'Eur. E se ieri la direzione della Asl 2 si è affrettata a ribadire che «la situazione presso l'ospedale non desta preoccupazione», spiegando che «al momento si sta completando l'indagine epidemiologica e nessuno dei positivi presenta situazioni complicate grazie alla copertura vaccinale», non sono passati inosservati i dati diffusi più recentemente dal quotidiano bollettino diramato dalla Regione Lazio rispetto ai casi registrati di coronavirus. Positivi che per il territorio della Asl Roma 2 dai 61 casi di giovedì 2 settembre (il giorno prima erano stati 57) sono improvvisamente balzati a 109 il 3 settembre, a 111 il 4 settembre, a 117 il 5 settembre fino ai 126 nuovi casi di ieri. Un rialzo che, almeno in parte, in molti collegano proprio al cluster ospedaliero.

 

 

IL PAZIENTE ZERO

Gli operatori del Sant'Eugenio raccontano di uno screening di massa (almeno 600 i tamponi effettuati solo tra venerdì e sabato) e di numerosi positivi, di «colleghi infermieri» che sono a casa con i sintomi della febbre, di qualche complicanza cardiaca per chi era già affetto da tale problematica e, fortunatamente, appunto, di nessun ricovero. Per i sindacalisti della Fials «la sanificazione per nebulosa andava fatta prima e gli operatori tutti informati per tempo, in molti potevano risparmiarsi l'infezione». Secondo una ricostruzione il contagio sarebbe partito da un paziente pakistano in attesa su un lettino al pronto soccorso risultato negativo al primo test rapido. Il virus si sarebbe poi diffuso velocemente e a largo raggio, forse perché della variante Delta.
Il fatto che si siano stati contagiati operatori vaccinati, fra l'altro, ha ridestato il fronte No Vax che rimbrotta: «Allora non è colpa nostra».

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Ma su questo aspetto è la stessa direzione Asl 2 a sgomberare il campo da ogni dubbio: «Se fosse accaduto un anno e mezzo fa con molta probabilità (i malati, ndr) sarebbero stati ricoverati. Le misure previste dai protocolli sono scattate tempestivamente, sia per quanto riguarda le sanificazioni degli ambienti, che per il contact tracing. I servizi dell'ospedale sono tutti regolarmente funzionanti.
Non c'è alcuna situazione di allarme né per i cittadini e né per gli operatori». Rispetto al pericolo di un nuovo cluster, sempre la Fials era tornata a chiedere «di ripetere il test per il dosaggio degli anticorpi, fatto la prima e unica volta a marzo» , come spiegato dai delegati Michele Cipollini e Giancarlo Delli Santi, per «verificare il grado di copertura dei vaccini eseguiti al personale ormai molti mesi fa, all'inizio dell'anno». Ora incalza la necessità della terza dose.



 


Ultimo aggiornamento: Martedì 7 Settembre 2021, 06:59
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