Roma, Bob Geldof a "casa" di John Keats: «La sua poesia è sexy e rock»
di Laura Larcan

Roma, Bob Geldof a "casa" di John Keats: «La sua poesia è sexy e rock»

«John Keats is very sexy music». Parola di Bob Geldof, rock star e filantropo leggendario (e ancora oggi, a distanza di 34 anni, resta vivida la sua impresa titanica ed eroica del Live Aid for Africa). L’amore per la poesia e per il sommo poeta romantico John Keats lo porta a Roma, nel cuore della Capitale, alla Keats-Shelley Memorial House che si affaccia su piazza di Spagna, accarezzata dalla scalinata di Trinità dei Monti. Star al servizio dei versi del poeta britannico, per dare voce, corpo e intensità da brivido al genio romantico che a Roma visse - e consumò - l’ultima fase della propria esistenza, morendo a soli 25 anni.

Il grande musicista irlandese sarà il protagonista assoluto giovedì e sabato del museo, per un doppio reading dedicato ad una selezione delle poesie e delle lettere d’amore di Keats più amate dall’artista. La suggestione è forte, in un luogo dove l’arte e la storia si respira nell’aria. Cosa affascina Bob Geldof della poesia di John Keats? «La sensualità, la pienezza matura, la pesantezza, l’erotismo malinconico delle parole. La gioventù dannata, in fondo, è ancora molto rock’n roll», spiega Geldof al Messaggero.

Di poesia se ne intende, adora citare i suoi poeti prediletti, Yeats, Larkin, Elliot e Auden, anche Shelley, Blake, Dickinson e ovviamente Whitman. Ma a Roma il suo cuore batte per Keats. Quali sono i suoi testi preferiti cui dedicherà l’incontro? «Ode to a Nightingale perché racchiude tutto ciò che adoro di Keats, la sensualità e l’anima rock». Siamo nel 1819, di fronte alla composizione forse più famosa di Keats, considerata il manifesto iconico dell’eroe romantico in conflitto con la realtà (due anni dopo, Keats morirà). Il contesto amplifica la potenza della grazia dei versi.

Se si chiede a Bob Geldof qual’è la suggestione di un luogo come la Keats-Shelley Memorial House, risponde con convinzione: «Oh, la sua posizione! E se ami questo poeta, questo luogo non può che essere più di un monumento ad un genio. È un posto di pellegrinaggio. È un santuario». Ma Geldof parla da ammiratore, da visitatore romantico lui stesso. Roma è ancora una città capace di sedurre come accadde per Keats e Shelley che qui vollero vivere? L’anima innamorata di Geldof è intatta. Va oltre. «L’Italia è il paese più seducente che io conosca - commenta - Penso alle sue persone, alla cultura, alla lingua, ai paesaggi, alle passioni che qui si vivono. Non c’è angolo d’Italia che esplori, in cui non ti confronti con il senso pieno della bellezza. Poeti, artisti, scrittori, avranno sempre bisogno di venire in Italia».

Sembra quasi una dichiarazione d’amore. Quello con John Keats, poi, è un rapporto che viene da lontano. «Bob Geldof aveva collaborato già negli anni Novanta con la Keats-Shelley Memorial Association - ricorda il direttore Giuseppe Albano, curatore degli incontri - e ci siamo ritrovati due anni fa in occasione dei premi letterari Keats-Shelley Prize e Young Romantics Prize 2017. In quell’occasione Bob è venuto alla cerimonia del premio a Londra, e ci ha fatto una sorpresa: ha improvvisamente letto due sonetti di Keats, incantando tutti gli spettatori». Da qui è nata la collaborazione con l’istituzione romana, con l’invito a scrivere una prefazione per il nuovo volume delle poesie e lettere d’amore di Keats, intitolato Love is my Religion: Keats on Love, fresco di pubblicazione.

Vorrà dire qualcosa se «per secoli l’intensità delle parole di Keats ha fatto svenire le donne e soffrire gli uomini», insiste Bob Geldof. Non è nuova, la Memorial House, alle star che sognano la poesia. Solo un mese fa è stato protagonista di due reading l’attore inglese Julian Sands, che ha calamitato illustri visitatori come John Malkovich impegnato a Roma nelle riprese della serie The new Pope di Paolo Sorrentino.

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 Aprile 2019, 12:55
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