Patrizia Reggiani, ordinò la morte del marito: ecco la nuova vita dell'ex lady Gucci
di Enrico Gregori

Patrizia Reggiani, dal carcere alla moda: la nuova vita dell'ex lady Gucci condannata per l'omicidio del marito

Esce da un negozio vicino a piazza di Spagna accompagnata da un'amica. Ha appena acquistato qualche costume da bagno. E' sempre elegante. Ma ha un'aria provata, triste. Patrizia Reggiani, la donna che nel 1995 a Milano, fece uccidere il marito Maurizio Gucci con tre colpi di pistola in faccia davanti alla sede di una sua società, non ha  più nulla della dark lady che riempì le cronache di mezzo mondo. All’epoca, Gucci era al vertice della celebre casa di moda. E oggi, dopo 17 anni di carcere per omicidio preterintenzionale, l'ex lady dell'alta moda sta tentando di rifarsi una vita dimenticando il suo drammatico passato.

«Il carcere mi ha reso ancora più cosciente del potere che ho sulle persone – rivelò la Reggiani - al Victor residence, come io chiamo San Vittore, comandavo parecchio e tutte le detenute, indistintamente, mi obbedivano senza fiatare, apprezzando quel rigore che ho imparato dalla mia famiglia e dalla scuola. Ho amato Maurizio alla follia ma non dirò mai perché l'ho fatto uccidere". Né mai lo dirà Benedetto Ceraulo, esecutore materiale del delitto e condannato al carcere a vita.
 

Ma oggi la storia è un’altra. La signora Reggiani, quasi sessantottenne, è una persona diversa. Il nostro Rino Barillari, infatti, l’ha intercettata a Roma, nei pressi di piazza di Spagna (non lontano dalla boutique Gucci). Era con un’amica. Stava acquistando costumi da bagno e dando un’occhiata ad alcuni articoli di abbigliamento. Sì, perché oggi Patrizia lavora proprio nel settore che in qualche modo fu l’origine della sua vicenda di assassina.
Ma il suo debito alla giustizia lo ha pagato, e oggi si rimbocca le maniche “anche se in vita mia non ho mai lavorato”.
Esce dal negozio, si accorge di Barillari. Indossa immediatamente gli occhiali nel tentativo di rendersi irriconoscibile. “La prego – dice poi – Sono stanca, non mi rovini”.
Ma non saranno certamente due foto in più a rovinare la sua esistenza. Né tantomeno a impedirle quel riscatto al quale ha diritto dopo aver scontato la condanna per uno dei delitti più clamorosi della storia del crimine.
Giovedì 28 Luglio 2016, 15:43
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