M5S, Conte parla da leader. A rischio il vertice da Grillo
di Barbara Acquaviti

M5S, Conte parla da leader. A rischio il vertice da Grillo

ROMA Il ritorno al passato è solo un'illusione ottica. Giuseppe Conte torna in cattedra a Firenze per una lectio magistralis ma è altrove che si gioca la partita del suo futuro. Un futuro da leader del M5s, secondo i voleri di Beppe Grillo. Domani a Bibbona si sarebbe dovuto tenere il vertice decisivo, ma la fuga di notizie ha fatto irritare il garante talmente tanto che l'appuntamento potrebbe saltare. «Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere» scrive in mattinata su Twitter: la citazione di Ludwig Wittgenstein è un messaggio a chi non ha saputo tenere la bocca cucita.

All'incontro, oltre all'ex premier, dovrebbero partecipare i big del Movimento, tra cui Luigi Di Maio, Roberto Fico, il reggente Vito Crimi e forse anche i capigruppo di Camera e Senato. Non Davide Casaleggio che, per prendere le distanze dall'incontro, ha fatto sapere di essere impegnato con due tappe del tour digitale della piattaforma Rousseau.


IL CAOS
Ma le voci dell'incontro sono l'ennesima occasione per dare la stura al malcontento che serpeggia tra i pentastellati: l'idea che in un caminetto ristretto si decidano le sorti del Movimento e della futura leadership manda in subbuglio i gruppi parlamentari già scossi dal sì al governo Draghi e dalle scissioni. «A cosa è servito fare un anno di Stati generali del Movimento 5 Stelle, se poi la linea cambia sui giornali o nel fine settimana a Bibbona?», chiede per esempio il deputato M5s, Francesco Berti.


Per i vertici del partito, e Beppe Grillo in testa, l'unica strada per evitare che la barca vada alla deriva è proprio affidare la leadership a Giuseppe Conte, in quale forma esattamente è oggetto di discussione, bisogna decidere se cambiare o meno lo Statuto.

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L'intervento di Conte a Firenze


L'ex premier non ha ancora sciolto ufficialmente la riserva e sebbene definisca la lectio magistralis all'Università come un «ritorno nella comunità accademica fiorentina», il suo intervento ha un sapore in tutto e per tutto politico. L'argomento su cui è chiamato a discettare è un piatto d'argento per rivendicare il lavoro fatto da premier e togliersi qualche sassolino dalle scarpe: Tutela della salute e salvaguardia dell'economia. Lezioni dalla pandemia.
Conte ripercorre i mesi a palazzo Chigi. «L'emergenza che stiamo vivendo è, oggettivamente, la sfida più severa e pervasiva che il nostro Paese è chiamato ad affrontare dal secondo dopoguerra ad oggi». Ma è ai posteri che affida l'ardua sentenza sul suo operato. «Con lo scorrere del tempo, uscendo dall'orizzonte fortemente condizionante della cronaca ed entrando nella dimensione ampia e dilatata della storia, saranno possibili bilanci esaustivi e valutazioni ponderate».


L'ex premier ricorda le difficoltà che «sono apparse subito evidenti» e si sofferma sulla complessità di stabilire «se lasciare correre il virus o intervenire con misure restrittive» e di farlo come primo Paese europeo colpito. Rivendica le sue scelte: «E' ingannevole il dilemma che prefigura un'alternativa tra tutela della salute e tutela dell'economia». Inevitabilmente difende la scelta di ricorrere ai Dpcm, «uno strumento particolarmente agile» che ha consentito di «intervenire prontamente in base all'evoluzione del contagio», che era ed è «imprevedibile».

Le frecciate


Ma il Conte più politico della lezione è quello che parla di Europa e che non risparmia stoccate a Matteo Salvini. «C'è euforia per le professioni di fede europeiste che si sono moltiplicate, in Italia, in queste ultime settimane, tanto più che alcune di queste sono giunte inopinate. Ma l'europeismo non è una moda» e serve per controbattere i nazionalismi, perché «uno Stato, ove ripiegato su se stesso, non può essere in grado di rispondere alle sfide più complesse».


Ultimo aggiornamento: Sabato 27 Febbraio 2021, 07:41
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