Angela Calzoni
Né assoluzione né condanna. La prima Corte d'Assise

Angela Calzoni
Né assoluzione né condanna. La prima Corte d'Assise di Milano ha scelto la terza strada nel giudicare Marco Cappato, dei radicali, accusato di avere aiutato Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo, a raggiungere la Svizzera per mettere fine alle sue sofferenze con il suicidio assistito dopo che era diventato cieco e tetraplegico per un incidente.
La Corte infatti ha sospeso il processo inviando gli atti davanti alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, che disciplina il reato di aiuto e istigazione al suicidio. E che prevede una pena tra i 6 e i 12 anni di carcere. I pubblici ministeri Tiziana Siciliano a Sara Arduini avevano chiesto l'assoluzione per l'esponente radicale, e in subordine proprio l'eccezione di legittimità costituzionale.
Il calvario di Fabiano, morto il 27 febbraio di un anno fa a 39 anni, in una clinica svizzera, ha fatto riflettere e commuovere l'Italia. «Era uno spirito libero, era vita all'ennesima potenza», ha raccontato in aula la sua fidanzata, Valeria Imbrogno. Un incidente stradale nel 2014 lo aveva bloccato. Viveva al buio, martoriato da spasmi e dolori continui. Respirare, mangiare e parlare era una tortura. Quella per lui non era più vita e aveva deciso, inizialmente contro il parere della madre e della compagna, di tornare a essere libero.
Una scelta presa in piena coscienza che per i giudici milanesi va rispettata perché ad ogni individuo va riconosciuta la libertà di decidere come e quando morire in forza di principi costituzionali. Cappato, per la corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini, non ha rafforzato il proposito suicidiario di Fabiano, ma la norma che punisce l'aiuto al suicidio, in contrasto con le norme europee e la legge sul testamento biologico, va rivista. «È una vittoria non solo per Fabo, ma per tutti», ha detto Valeria, ringraziando chi si è battutto con loro per mesi. «Aiutare Fabo a morire era un mio dovere, la Corte costituzionale stabilirà se questo era anche un suo diritto oltre che un mio diritto», ha aggiunto Cappato con la voce incrinata dalla commozione. Anche il procuratore aggiunto Siciliano ha parlato di «un'ordinanza straordinaria e di straordinaria completezza, impeccabile che ha fornito fortissimi elementi di valutazione molto importanti».
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Giovedì 15 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 05:01
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