Cosa farà Putin? Opzione “guerra totale" lontana, ecco le scelte che gli restano (e la possibile exit strategy)
di Mario Landi

Putin cosa farà adesso? Opzione "guerra totale" lontana, quali scelte gli restano (e la possibile exit strategy)

Che cosa può fare Putin adesso che le prospettive di una rapida fine della guerra sembrano definitivamente tramontate? Il "profilo basso" tenuto dal leader russo durante la parata del 9 maggio al termine della quale non è stata annunciata la tenuta "guerra totale" non può tuttavia rassicurare più di tanto perché anche in quella giornata di festa per la Russia l'esercito impegnato nell'operazione speciale ha continuato a martellare le città ucraine. E possono influire sulle sue decisioni le condizioni di salute su cui giungono di continuo speculazioni parallele a quelle della sua "tenuta" rispetto alla nomenklatura preoccupata dal perdurare del conflitto.

Guerra totale

La "guerra totale" resta un'opzione sul tavolo, ma remota: prevede la mobilitazione generale della Russia con la possibilità quindi per Putin di impiegare con maggiore snellezza tutte le risorse del paese di 150 milioni di abitanti e delle forze armate che contano su un milione di militari e di una "riserva" numerosa quattro volte tanto. Prevista anche l'entrata in vigore della legge marziale. Certo, dal punto di vista dell'immagine, sarebbe la dimostrazione che la piccola Ucraina, sia pure sempre più aiutata dalla Nato, è riuscita a tenere testa alla grande Russia. E inoltre gli analisti sono concordi nel ritenere questa opzione assai poco gradita alla maggioranza della popolazione che per adesso sostiene Putin, ad eccezione delle famiglie degli oltre ventimila soldati russi, molti dei quali di leva, caduti dal 24 febbraio ad oggi.

 

Guerra a bassa intensità

Constatato che le sanzioni dell'Occidente non stanno zavorrando - come temuto, come sperato, secondo i punti di vista  - l'economia russa, Putin potrebbe pianificare un conflitto a bassa intensità come già fatto in Cecenia e in Medio Oriente. A favore di questa strategia c'è il fatto che l'nteresse dell'Occidente sulle sorti dell'Ucraina sarebbe destinato via a via a diminuire. La pressione degli Stati Uniti resta forte, ma cresce anche la consapevolezza in Europa sulla necessità di impersonare un ruolo maggiormente indipendente da quello degli Usa i cui confini sono lontani dai crateri delle granate russe.

 

Gli obbiettivi minimi

Messa la bandiera sulle autoproclamate repubbliche Donetsk e Lugansk che si aggiungno all'annessa Crimea dal 2014, resta da prendere Odessa per collegare i territori conquistati con la Transnistria, già agli ordini di Mosca e pronta a coprire il versante occidentale. L'Ucraina perderebbe così il vitale accesso al Mar Nero ed è anche per questo che Zelensky potrebbe soprassedere sulla Crimea (orami persa da 8 anni) e forse anche sul Donbass (specialmente se gli Stati Uniti faranno pressione in tal senso) ma non su Odessa. Una città strategicameglio diffendibili con i mezzi pesanti e gli armamenti antimissili che stanno affluendo in Ucraina grazie alla Nato. 

La rimozione di Zelensky

Perso subito la possibilità di conquistare Kiev, Putin non cede sul fatto che Zelensky debba essere rimosso per lasciare il posto a un governo che ingrani la marcia indietro sulla richiesta di adesione alla Nato.  Su questo obbiettivo Putin pare non  intenda accettare compromessi il che mette in salita le trattative per il cessate il fuoco.

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 14 Maggio 2022, 16:00
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