Tre amici, un pallone: una storia vera di calcio e di amicizia per una buona causa

Tre amici, un pallone: una storia vera di calcio e di amicizia per una buona causa

di Enrico Chillè

Una storia di calcio, di amicizia e di vita vissuta, in cui tanti riusciranno facilmente a identificarsi. 'Tre amici, un pallone' è un racconto autobiografico in cui Alberto Uncini Manganelli ripercorre un'amicizia nata dando i primi calci e che resta salda ancora oggi, dopo oltre quattro decenni. L'autore, infatti, racconta la passione per il calcio nata parallelamente all'amicizia con Maxi e Ricki, che nonostante le vicissitudini della vita, restano le persone su cui poter contare.

L'aver condiviso speranze, delusioni, soddisfazioni, timori, fatiche, infortuni e sconfitte, sin dalla tenera età, quando il calcio era una passione da coltivare (per il resto della vita) è probabilmente il segreto di un'amicizia così duratura. Nel racconto di Alberto Uncini Manganelli si vive quell'esperienza del calcio di una volta, che è prima di tutto divertimento e passione, ma non solo. Il campo da gioco diventa una perfetta metafora della vita, mai perfetta e spesso senza alcun lieto fine, ma è proprio l'essersi ritrovati insieme a combattere con la stessa maglia che ha reso quell'amicizia, come spiega anche l'autore, indivisibile ma non separabile. E sempre come una perfetta metafora della vita, il calcio insegna a dare tutto, a spingersi a migliorarsi, in partita come in allenamento, per non avere rimpianti quando arriva la sentenza finale del triplice fischio.

In 'Tre amici, un pallone' c'è tutto: lezioni di vita ancora più che di campo, ma anche quel fascino un po' antico che oggi è difficile ritrovare nel calcio. L'odore dell'erba naturale, del grasso di foca per gli scarpini, del balsamo tigre, ma anche il rumore dei tacchetti sulle superfici più dure. Senza dimenticare l'innocenza dei bambini che scoprono la passione per il calcio, a cui questo libro è interamente dedicato: i proventi, infatti, saranno destinati a Common Goal, organizzazione benefica che supporta progetti di sviluppo per i bambini attraverso il calcio, nelle comunità più svantaggiate del mondo. L'obiettivo di Common Goal è destinare l'1% del fatturato dell'industria calcistica a favore di quelle associazioni che si impegnano a favore dei bambini delle zone più povere del mondo. Alle varie iniziative hanno già aderito campioni e campionesse del calcio come Paulo Dybala, Pernille Harder, Juan Mata, Vivianne Miedema, Alex Morgan, Giorgio Chiellini, Claudia Ferrato, Serge Gnabry, Megan Rapinoe, Dani Olmo, Timo Werner, Jürgen Klopp ed Eric Cantona, ma anche dirigenti come Aleksander Ceferin e campioni di altri sport, come Casey Stoner, Akani Simbine e Wayde van Niekerk.

 

Impossibile, per gli appassionati di calcio, non identificarsi nei ricordi dell'autore. Che si abbiano calcato solo i campi di pozzolana nelle zone più remote di provincia o che si siano raggiunti i massimi livelli del professionismo, ci sono ricordi che accomunano tutti. Lo conferma anche un certo Marcos Cafu: «Per chi ama questo sport e lo ha praticato a qualsiasi livello, è impossibile non identificarsi e non emozionarsi. Ottima lettura!». Lo conferma anche un altro fuoriclasse come Kakà: «Nelle pagine di questo libro troviamo questi elementi che identificano ed uniscono tutti coloro che vivono la passione per il calcio». Anche Adriano Leite Ribeiro ammette di essersi emozionato durante la lettura: «L'unione, la gioia, la tristezza, insomma tutte le sensazioni vissute attraverso uno sport! È Incredibile!».

Sono tanti gli ex campioni brasiliani che sono rimasti davvero impressionati da 'Tre amici, un pallone'. Perché non si tratta solo di un racconto autobiografico a sfondo calcistico, ma di una vera e propria fucina di emozioni. E lo si capisce anche dalle profonde riflessioni di Dunga: «Questo libro è bellissimo. Mostra che il calcio è aperto a tutti e che il calcio, come la vita, è fatta da meriti e richiede tantissima passione, azione, lacrime e sangue, e ognuno deve dare il massimo. Talvolta, come nella vita, si deve accettare l’incontrollabile. C’è chi vuole ridurlo a qualcosa di meccanico e teorico. Invece c’è bisogno di impegno, competenza, di gestione della propria vita, di gestione emotiva di studio e di tanti valori. E’ fatto di principi morali, di etica, e di emozioni». Analoga la riflessione di Raí: «Questo libro è una prova aggiuntiva che se noi umani siamo stati in grado di creare un gioco che insegna così tanto alle persone è perché c’è speranza. C’è speranza nella vita!».


Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Dicembre 2021, 12:04
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