Un diario sulla maternità adottiva e, sullo sfondo, la guerra in Ucraina ne “L’abbraccio di Kiev. Lettera a una bambina rinata”
di Sabrina Quartieri

Un diario sulla maternità adottiva e, sullo sfondo, la guerra in Ucraina ne “L’abbraccio di Kiev. Lettera a una bambina rinata”

Un libro tra il diario e il dono di sé, sull’incontro più emozionante della sua vita, che la lega per sempre a un Paese ora dilaniato. È L’abbraccio di Kiev. Lettera a una bambina rinata, scritto dalla giornalista Mariangela Rossi per raccontare la storia di lei come madre e di Anastasia, sua figlia adottiva, nata nel Donbass in Ucraina, dove da mesi infuria la guerra, generando migliaia di profughi sfollati in cerca di aiuto e protezione. Se da una parte questa infatti è una testimonianza che prova a dare speranza e conforto a chi vuole donare una seconda vita ai bambini rimasti orfani, dall’altra è un’esortazione a onorare il valore dell’accoglienza, per non dimenticare chi è in fuga, chi è bisognoso di un riparo e di una nuova famiglia, seppur temporaneamente, a causa della guerra in atto.

Spiega l’autrice del volume edito da Solferino: «È un libro a cui tengo molto, parte dei miei diritti vanno alla onlus Hope e in tutte le presentazioni, oltre che sulla copertina e all’interno, c’è un invito per i lettori a donare (ma il mio è solo un suggerimento). All’interno, si trova anche la testimonianza di Elèna, la nostra traduttrice-referente, diventata poi amica, che ci aveva aiutato molto quel duro inverno del 2012 quando, con mio marito Michele, avevamo viaggiato in Ucraina per adottare Anastasia nella regione di Luhansk, nel Donbass, allora una bambina di nove anni. Elèna è riuscita a fuggire tra i primi sfollati da Kiev e ha trovato rifugio in una famiglia di amici a Bergamo», conclude Mariangela.

Il loro ritrovarsi in Italia è commovente e amaro, segnato dal racconto delle bombe, della paura, dall’angoscia di chi si è lasciato alle spalle tutto, anche un figlio che è rimasto a disposizione del suo Paese, pronto a difenderlo. Mariangela, proprio mentre parla con questa amica di allora, testimone oggi di un atroce conflitto, sente uno strappo al filo della memoria: lei, la sua storia, non l’ha mai raccontata. Così decide di farlo, in una lettera appassionata ad Anastasia, oggi una ragazza italiana. «Qualcuno – riferisce Mariangela – mi ha chiesto cosa pensi di aver intercettato con questo libro. Io rispondo dicendo che credo che tocchi le persone, le corde dell’anima di tutti, oltre al fatto che la narrazione e i personaggi sono tutti veri, io racconto un’avventura reale. Avrei potuto usare uno pseudonimo – aggiunge l’autrice – ma pur essendo io riservata e Anastasia addirittura riservatissima, di comune accordo abbiamo preferito la sincerità».

Senza trasfigurare i valori, le relazioni, le emozioni, la sofferenza, madre e figlia hanno restituito al contempo anche tanti aneddoti lievi, quasi esilaranti e inattesi del loro viaggio della vita che, in alcune parti, accompagna il lettore anche alla scoperta di Kiev con gli occhi di chi ci ha un po’ vissuto. Di questa capitale ora ferita si percepisce il profumo di Europa che aveva già allora e si legge come è diventata oggi. Ancora, pagina dopo pagina, si apprende cos’era il Donbass dieci anni fa, già soviet, a esclusione di una inattesa e bella Donetsk, e che ne è rimasto oggi. La storia narrata, pur partendo da lontano, si intreccia volutamente e incessantemente al contemporaneo. Perché per l’autrice «il conflitto russo-ucraino non è solo un puntino negli equilibri geopolitici, una guerra da qualche parte là fuori. È una guerra fratricida, anzi, un’invasione, scoppiata in Europa,  a due passi da casa, che ci tocca da vicino e colpisce il mondo nella sua essenza».

 

Mariangela Rossi ne L’abbraccio di Kiev. Lettera a una bambina rinata, Solferino editore, 128 pp., 11,90 euro

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 31 Maggio 2022, 09:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA