Il meglio di un uomo

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di Barbara Gubellini

Il meglio di un uomo: così diceva, nel 1989, lo spot della Gillette. Vi ricordate? Mostrava la vita di un maschio: infanzia, vittorie sportive, lavoro –a Wall Street con le bretelle, ovviamente- fino al matrimonio e alla paternità. “In ogni gara, il campione sarai tu” ripeteva la voce fuori campo: il vero uomo, insomma.

 

30 anni dopo, nel 2019, la Gillette propone una campagna con un uomo totalmente diverso. Non c’è più traccia del ragazzo che doveva vincere le gare di rugby e canottaggio: ora piange abbracciando la mamma, separa due bambini che si azzuffano al parco, blocca un uomo che importuna una donna per strada. E’ uno spot che nasce in pieno movimento #metoo e, infatti, denuncia anche i femminicidi, il sessismo dei comici tv, il bullismo tra ragazzi e sul luogo di lavoro.

 

Ma attenzione: dietro alla metamorfosi di Gillette c’è anche qualcos’altro e cioè gli studi di un certo Sheperd Bliss, psicologo statunitense che, tra gli anni ‘80 e ’90, ha cominciato a parlare di “mascolinità tossica”. Si stratta di quel modello che da secoli impone ai maschi successo, vittorie, carriera e conquiste femminili e che, secondo Bliss, non è solo pericoloso per le donne ma anche dannoso –tossico appunto- per gli uomini, perché li priva del diritto di essere fragili e sensibili.

 

Se vi capita, riguardateli anche voi i due spot. Io dopo averli visti a confronto sono sicura di una cosa: il femminismo può salvare anche molti uomini!

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Inviata, autrice e conduttrice tv. Da anni realizza reportage di approfondimento su ambiente, cibo sostenibile e temi sociali. L'argomento che più la appassiona è la parità  di genere. E' mamma di due bambini.
 


Ultimo aggiornamento: Martedì 30 Marzo 2021, 17:49
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