Sanremo, dipendenti Rai indagati per falsi scontrini: rimborsi "gonfiati"

di Michela Allegri
Una maxi inchiesta e un maxi raggiro. L’ente danneggiato è la Rai e a rischiare un processo per truffa sono una cinquantina tra dipendenti, operai e manager, ma anche albergatori e ristoratori compiacenti che hanno accettato di compilare fatture false per consentire ai lavoratori di gonfiare a dismisura le note spese presentate all’azienda in occasione delle trasferte più patinate: quelle per il Festival di Sanremo.

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Ma ci sono anche altre trasferte sospette, sempre nella stessa città ligure, per seguire la Milano-Sanremo, una delle più importanti gare ciclistiche internazionali. I fatti contestati riguardano in particolare i Festival del 2013, 2014 e 2015. E gli escamotage per gonfiare i rimborsi erano decisamente creativi: dipendenti che dormivano in camera insieme, ma poi si facevano rimborsare il costo di due stanze, con la complicità degli albergatori, cene pagate 10 o 20 euro ma fatturate come banchetti da 30 euro, il tetto massimo di spesa per pasto consentito dall’azienda. L’inchiesta è della procura di Roma: il pm Alberto Pioletti ha appena chiuso le indagini e sta notificando i relativi avvisi di garanzia. Secondo le stime della Finanza la truffa ammonterebbe a circa 100mila euro, anche se alcune posizioni sono state archiviate.

L’ESPOSTO
L’indagine è nata da un esposto anonimo arrivato alla Guardia di finanza di Imperia che, dopo avere effettuato i primi accertamenti e avere scoperto che, in effetti, il raggiro era consistente, ha trasmesso il caso ai colleghi romani e alla procura capitolina. Man mano che l’inchiesta proseguiva, il pm Pioletti si è accorto che gonfiare le note spesa era un modus operandi consolidato, reso possibile grazie al giro di ristoratori e albergatori compiacenti, disposti a chiudere un occhio, ma anche ingolositi nell’intravedere un’occasione di guadagno. Come quando le stanze pagate dalla Rai erano due, nonostante ne venisse occupata una sola, e quindi la camera libera poteva essere data ad altri ospiti, con un doppio incasso. Ma non è tutto. Perché nell’informativa della Finanza di Imperia si legge anche che, proprio in questi casi, alcuni indagati avrebbero preso una sorta di “stecca” dagli albergatori amici: 20 euro al giorno per liberare una delle stanze già pagate dall’azienda di Stato. Succedeva appunto quando la Rai saldava il conto per due camere doppie a uso singola e i dipendenti accettavano di dormire nella stessa stanza, consentendo al gestore dell’hotel di affittare il posto rimasto vuoto.

Agli atti ci sono decine di casi fotocopia: nel capo di imputazione si legge che il dipendente dell’azienda di Stato, «in missione in occasione del Festival» in concorso con l’albergatore di turno, avrebbero agito «con artifici e raggiri». Il titolare dell’hotel convenzionato con la Rai avrebbe stampato una fattura su carta intestata dell’albergo, ma incompleta, perché prodotta senza ultimare la procedura di emissione. In questo modo, la fattura in questione era «priva di valore contabile», specifica il pm Pioletti, tanto che dalla contabilità della struttura ricettiva risultava «che fatture con lo stesso numero progressivo erano state emesse in favore di soggetti diversi». Il dipendente Rai, poi, presentava quel documento contraffatto negli uffici preposti dell’ente per attivare le procedure di rimborso, «procurandosi un ingiusto profitto». Lo stesso escamotage sarebbe stato utilizzato anche in diversi ristoranti.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 13 Dicembre 2019, 07:48
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