Orazio Schillaci, Rettore di Tor Vergata: «Entro il 2025 più iscritti per far volare il nostro campus»

Orazio Schillaci, Rettore di Tor Vergata: «Entro il 2025 più iscritti per far volare il nostro campus»

Tra i principali atenei di Roma, l'Università di Tor Vergata ha il campus più grande d'Italia e ora punta ad aumentare il numero degli iscritti del 30% nei prossimi 5 anni. Un progetto ambizioso, che parte dall'offerta didattica e dai risultati della ricerca, su cui il professor Orazio Schillaci, Rettore in carica dallo scorso mese di ottobre, non ha dubbi: «Il primo obiettivo che mi sono posto, è quello di avere un maggior numero di studenti. Oggi ne contiamo 30mila ma, entro la fine del mio mandato prevista nel 2025, vorrei raggiungere la soglia dei 40mila iscritti».
Le strutture ci sono?
«Certo, abbiamo un campus da 600 ettari: è il più grande campus italiano. La nostra offerta didattica è di alta qualità: conta 6 macro aree e 18 diversi dipartimenti».
Qual è lo scoglio maggiore, allora, per l'aumento degli studenti?
«Purtroppo non è facilissimo raggiungere l'Ateneo, non è ben collegato e il traffico ci gioca a sfavore».
Come pensa di risolvere?
«Ho avviato un'interazione forte con le istituzioni regionali e comunali proprio per avere più trasporti. Il mezzo migliore sarebbe quello metropolitano».
La metro C?
«Certo, la linea C lambisce la zona di Tor Vergata: avere una fermata specifica per l'ateneo sarebbe l'ideale. Un'altra strada percorribile potrebbe essere il collegamento su ferro con la stazione di Anagnina».
Anagnina non è distante dall'ateneo...
«No, anzi: ci separano appena 2,8 km. Ma non è ben collegata con l'università a causa del traffico. Non solo, potremmo anche migliorare i servizi di trasporto con i Castelli con cui, purtroppo, i collegamenti non sono sempre così puntuali».
Ne risente tutta la zona
«Purtroppo sì. Rafforzando i collegamenti potrebbe beneficiarne l'intera area, che si trasformerebbe così in un formidabile polo tecnologico».
In che senso?
«A Tor Vergata ci sono sia l'università sia il policlinico ma non dimentichiamo che nella stessa zona ci sono anche l'Agenzia spaziale italiana, la Banca d'Italia e il Cnr: rappresenta oggi un polo tecnologico e di ricerca molto importante. Valorizzandolo riqualifichiamo il quartiere».
Un quartiere difficile?
«Siamo in una area tra le più popolate di Roma ma anche tra le più problematiche: qui si registra, purtroppo, un minor tasso di scolarizzazione rispetto alle altre aree più centrali di Roma».
Il Campus può rappresentare un richiamo fondamentale per il quartiere?
«Certo, per questo è uno dei nostri obiettivi principali: vogliamo offrire un campus sul modello anglosassone e americano. Deve diventare la nostra caratteristica, anche per arricchire il territorio con servizi che permettono agli studenti non solo di seguire le lezioni ma anche di trascorrere piacevolmente le loro giornate all'università: un punto di aggregazione per socializzare e riqualificare tutta la zona».
Sul modello anglosassone?
«Sì, ci ispireremo a quel tipo di campus: dobbiamo implementare il numero degli alloggi e pensare a strutture al servizio degli studenti dal mangiare al club house e la palestra. Un modello di campus che sappia creare un legame con il territorio».
Anche la didattica guarda al futuro?
«Offriamo già oggi molti corsi innovativi, internazionali e in lingua inglese come, ad esempio, il corso di laurea in medicina. Dobbiamo fare sempre di più soprattutto sul fronte della digitalizzazione al servizio degli studenti e dell'internazionalizzazione della didattica».
In che modo?
«Abbiamo stretto molti accordi con le università estere per avere un numero sempre maggior di studenti stranieri a Tor Vergata».
Qual è il motore dell'università?
«La ricerca interdisciplinare, non ci sono dubbi: abbiamo le macroaree di medicina, lettere, ingegneria, scienze, giurisprudenza ed economia che interagiscono tra loro. La didattica e la ricerca non possono essere settoriali. In questo modo anche i ricercatori hanno diversi sbocchi e maggiori esperienze altamente competitive».
Come ci si riesce?
«Lavoriamo per creare una macroarea con corsi nuovi in lingua inglese, unendo corsi come ingegneria, medicina ed economia per l'intelligenza artificiale e big data».

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Marzo 2020, 08:30
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