Roma, bomba al Viminale: si apre la pista dei gruppi estremisti
di Emilio Orlando

Roma, bomba al Viminale: si apre la pista dei gruppi estremisti

Ambienti eversivi di destra e di sinistra, associazione culturali “sospette” e luoghi di raduni pseudopolitici: vengono tutti passati al setaccio da parte degli investigatori e degli 007, dopo l’allarme scattato per il fallito attentato esplosivo al Viminale rivelato da Leggo. Le ipotesi sono abbastanza chiare: a inviare il pacco-bomba che, secondo gli artificieri, poteva certamente uccidere, sarebbe stato un mitomane tipo “Unabomber” oppure siamo di fronte a un disegno criminale ordito da terroristi doc che mirano ad uccidere e destabilizzare l’ ordine e la sicurezza.

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Quel che è certo, finora, è che l’ordigno, confezionato da mani abili ed esperte, avrebbe potuto mietere vittime con la potente deflagrazione prodotta dall’esplosione. Va esclusa, secondo il pool antiterrorismo della Procura della Capitale, la matrice anarchico insurrezionalista. Infatti gli anarchici, si apprende da fonti di polizia, sono soliti confezionare le bombe artigianali in contenitori di plastica e non di metallo, come invece accaduto stavolta. 
La busta in “pluriball” che conteneva l’ordigno esplosivo ad alto potenziale offensivo, scoperto dall’addetto allo smistamento delle Poste Italiane, è stata sottoposta ai rilievi forensi di Polizia scientifica, con l’obiettivo di ricercare eventuali impronte digitali e tracce di Dna. Elementi in grado di condurre ai mittenti, che si sono firmati come “Nemici dello Stato”. I detective dell’antiterrorismo e della Digos della Questura mantengono il massimo riserbo sulla località da dove è partito il pacco, indicata sul timbro postale. Non si esclude, che le immagini delle telecamere di video sorveglianza, posizionate vicino alla cassetta postale, possano aver immortalato l’attimo in cui il plico è stato imbucato. 

Intanto cresce tra la gente la psicosi bombe ed attentati, tanto che gli investigatori più anziani ricordano situazioni analoghe quando ci furono gli attentati degli anni ‘70. Gli anni di piombo e della strategia della tensione. Ieri pomeriggio, presso la filiale della Montepaschi in via Cornelio Magni (angolo con via Giacomo Trevis, vicino la vecchia fiera di Roma) c’è stato un allarme bomba. L’intero edificio è stato evacuato da polizia e carabinieri e la strada è stata chiusa al traffico per più di un’ora. Nessuno, subito dopo il ritrovamento, ha rivendicato il grave atto intimidatorio. Al vaglio dei poliziotti alcuni articoli di quotidiani, ritrovati nell pacco-bomba, che inneggiavano e facevano riferimento ad un gruppo di simpatizzanti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Anche questa pista però, è apparsa sin da subito poco credibile. 
Venerdì 6 Dicembre 2019, 08:00
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