Milano, Scala "in bolla" per la Prima sicura. Sul palco niente mascherina
di Paola Pastorini

Milano, Scala "in bolla" per la Prima sicura. Sul palco niente mascherina

Si dice che San Siro sia la Scala del calcio. Questa volta lo sarà davvero. Per il 7 dicembre con Macbeth e il presidente Sergio Mattarella ad applaudire la sua ultima Prima in qualità di capo dello Stato, alla Scala si stanno mettendo a punto protocolli di sicurezza anti-Covid per scongiurare quarantene che sono simili a quelli utilizzati nel mondo del calcio.

 

I PROTOCOLLI «Stiamo lavorando in modo serio con l’ospedale Sacco e il professor Giuliano Rizzardini dall’inizio dell’epidemia e collaboriamo con l’Ats» ha spiegato il sovrintendente Dominique Meyer. Per questo a teatro ci saranno tamponi più frequenti per chi non può tenere la mascherina, non più uno ogni tre giorni ma uno ogni due. Tamponi per chi viene a contatto anche non prolungato con gli artisti. E nel caso di un contagio, l’idea è di usare «un sistema che somigli a quello del calcio dove non tutti i contatti sono messi in quarantena ma vanno in una bolla». E poi a tutti i lavoratori del Piermarini l’appello a usare la massima cautela. In merito alle mascherine, se la Lombardia resta in zona bianca «l’orchestra terrà la mascherina, a eccezione dei fiati che la toglieranno mentre suonano - ha aggiunto il sovrintendente - mentre sul palco non l’avranno perché il regista Davide Livermore fa di tutto in modo da mantenere le distanze. La regola fondamentale nei protocolli è la distanza e quella vogliamo seguire anche se è molto difficile». Comunque, dal botteghino per la Prima e per il teatro arrivano notizie di numeri eccellenti. Dominique Meyer ha spiegato che tutte le repliche sono già soldout e che «anche per gli abbonamenti abbiamo raggiunto il nostro obiettivo».

 

LA CAMPAGNA Le notizie sulla organizzazione della Prima sono arrivate nell’ambito della presentazione, avvenuta alla Scala, della campagna nazionale di spot per invitare gli italiani a tornare a teatro, con il ministro della Cultura Dario Franceschini. Secondo il ministro, con l’aumento dei contagi sono «urgenti» provvedimenti «più rigorosi». Decisione che spetta a Governo e Parlamento, ha chiarito, ma «credo che sia giusto differenziare fra chi ha il Green pass perché è vaccinato e chi perché ha fatto il tampone».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Novembre 2021, 10:12
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