Elezioni sindaco di Milano, Mauro Festa (Partito Gay): «Mi candido per difendere i diritti delle minoranze»
di Simona Romanò

Elezioni sindaco di Milano, Mauro festa (Partito Gay): «Mi candido per difendere i diritti delle minoranze»

"Partito Gay per i diritti Lgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale”, rappresentato da un fiore stilizzato arcobaleno su sfondo bianco. È il nuovo partito, che debutta alle elezioni amministrative di ottobre con il candidato sindaco di Milano, Mauro Festa, 46 anni, attivista, ambientalista, avvocato di professione. «È il momento di metterci la faccia», esordisce.

 

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Non rischia di essere una sorta di autoghettizzazione?
«Sappiamo che dobbiamo affrontare dei pregiudizi e siamo pronti a farlo. Non siamo un partito di nicchia, quello dei gay per intenderci, ma aperto a tutti: uomini e donne, trans e bisessuali, persone con disabilità, italiani e stranieri, giovani e anziani. Ci rivolgiamo a tutti i soggetti che si sentono in qualche aspetto della loro vita discriminati: ai ristoratori, per esempio, che ai tempi della pandemia sono stati bistrattati a livello imprenditoriale. E proprio con loro stiamo avviando degli incontri».

 


Perché ha deciso di candidarsi a sindaco?
«Per farmi carico di esigenze trascurate da troppo tempo, di diritti lesi, di ingiustizie perpetrate alla luce del sole a danno delle persone Lgbt+. A Milano c’è tanto da rinnovare: le parole spese sono state tante, ma i fatti concreti pochi. Perché manca una campagna di sensibilizzazione costante verso le problematiche della comunità Lgbt+».

 


Cosa manca prioritariamente a Milano?
«Per esempio, un numero verde a cui si possono rivolgere le persone Lgbt per chiedere aiuto e per ricevere risposte pratiche ai bisogni. E poi una formazione adeguata, nella pubblica amministrazione e negli ospedali, per non urtare le sensibilità: mi ricordo il caso di un’infermiera che ha urlato in mezzo al corridoio il nome sulla carta di identità di una transessuale, creando un’evidente situazione di imbarazzo».

 


Altre proposte.
«Aprire uno sportello accoglienza e antiviolenza Lgbt+ per tutti coloro che sono stati maltrattati o addirittura cacciati di casa e rifiutati dai genitori. Spesso viene detto che i problemi sono altri. Non è vero. Il nostro partito è nato, in questo periodo storico, per dare una voce forte a chi oggi non ce l’ha».

 


Quali sono i capisaldi del vostro programma?
«Tre gli obiettivi principali, presi in prestito dall’agenda Onu 2030: parità di genere, che non è intesa solo tra uomo e donna; ridurre le disuguaglianze, che vuol dire non lasciare nessuno indietro; aspirare a una città e una comunità ecosostenibili».

 


Al di là della tematiche Lgbt+, come affronterebbe il tema della mobilità?
«Avvierei uno studio per capire se Area C e Area B siano davvero utili per contrastare lo smog; studierei il territorio per rivedere le nuove piste ciclabili che sono state tracciate durante la pandemia senza criterio. E affronterei il tasto dolente dei parcheggi, perché le strisce bianche, sebbene siano previste dalla legge, sono state cancellate per far posto alle blu, a pagamento».

 


Cosa contesta all’attuale amministrazione comunale?
«Innanzitutto di aver dimenticato i problemi della comunità Lgbt+, perché una società realmente civile deve ridurre le disuguaglianze. Poi, critico la gestione della viabilità e di non aver affrontato alcune difficoltà pratiche causate dal Covid: il Comune non ha nemmeno annullato la tassa rifiuti ai ristoratori chiusi da mesi».
 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 17 Maggio 2021, 09:21