Dpcm, le nuove regole ai raggi X: sui ristoranti misure efficaci, ma c'è il nodo trasporti

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di Mauro Evangelisti

«Sa qual è il problema? - dice l’immunologo Sergio Romagnani, professore emerito dell’Università di Firenze - tutte le misure previste dal nuovo Dpcm sono utili, ma sono soluzioni di compromesso, per salvaguardare legittimi interessi dei cittadini e dell’economia. Però siamo di fronte a una crescita esponenziale, potrebbero non essere sufficienti. Servirebbe altro». Cosa? «Bisogna individuare le aree dove la diffusione del virus è fuori controllo. E chiuderle per 15 giorni, abbassando drasticamente la curva. Altrimenti con provvedimenti parziali, la crescita esponenziale porterà a una saturazione delle terapie intensive». In sintesi: il Dpcm potrà contribuire a limitare il numero dei nuovi positivi, ma potrebbe non essere sufficiente. L’obiettivo è evidente: convincere le persone a restare distanti. Per evitare il lockdown e abbassare la curva dei contagi, è necessario che si riducano e si regolamentino i contatti sociali, rallentando la trasmissione del virus.


COME IL VIRUS
ARRIVA IN FAMIGLIA

Resta un equivoco di fondo: quando si dice che il 75 per cento dei focolai sono in ambito familiare si racconta solo una parte della storia, l’epilogo. Ma se X contagia il fratello Y, la sorella J e il nonno K, bisognerebbe comprendere dove è iniziata la catena. X è stato infettato al bar, a scuola, in piazza, sul bus? Ancora statistiche reali e affidabili non ne abbiamo. E con il sistema di tracciamento che sta andando in sofferenza sarà sempre più complesso ricostruire il percorso del virus.


BAR E RISTORANTI
SOLO POSTI A SEDERE

Tutto questo premesso, a cosa serve il divieto di consumare pasti e bevande in piedi in bar e ristoranti dopo le 18? «Le misure adottate sono utili per proteggere i cittadini in un momento di grande espansione del virus, speriamo siano sufficienti. C’è una logica - osserva il professor Claudio Maria Mastroianni, direttore di Malattie infettive al Policlinico Umberto I e docente della Sapienza di Roma - Pensiamo al divieto di consumazione in piedi: in quella situazione i contatti sono più ravvicinati, stando seduti è più semplice mantenere la distanza di un metro, è un dato oggettivo».


PERCHÉ AL MASSIMO
IN SEI A TAVOLA

Stessa logica per il provvedimento che limita a sei il numero massimo delle persone che possono sedersi allo stesso tavolo del ristorante: «Due sarebbe l’ideale, ovviamente, ma la logica è quella di evitare vaste tavolate, perché riducendo il numero delle persone, si riduce la possibilità di trasmissione. Immaginiamoci quindici persone, allo stesso tavolo: le possibilità che tra di loro ci sia un positivo ovviamente sono più alte, rispetto a una cena con pochi commensali».


ORARI SCAGLIONATI
PER LE SUPERIORI

Un’altra misura che sta facendo discutere: lo scaglionamento degli orari di apertura delle scuole, con le superiori che devono iniziare le lezioni alle 9. Serve a spalmare su orari differenti i passeggeri che usano bus e metropolitana. Ma se non ci sarà una risposta conseguente delle aziende dei trasporti, l’utilità sarà limitata. Immaginiamo uno studente di un piccolo paese che deve raggiungere il liceo nel capoluogo della sua provincia. Se il bus extraurbano parte comunque alle 7, sulla base dei normali orari delle scuole, il risultato ottenuto sarà nullo, ma costringerà il ragazzo a bighellonare per strada in attesa dell’inizio ritardato delle lezioni.


TROPPI PASSEGGERI
SU BUS E TRENI

«Appare comunque importante ridurre il numero dei passeggeri del trasporto pubblico locale - osserva il professor Romagnani - e bisognerebbe fare di più. Per il contagio i viaggi su bus e vagoni affollati giocano un ruolo importante. Ci sono le mascherine, vero, e sono molto utili, ma non possono evitare la trasmissione del virus al 100 per cento. Se restiamo in un luogo chiuso e affollato, per 10-15 minuti, le goccioline ristagnano e il rischio di contagio, purtroppo, aumenta. Ridurre il numero dei passeggeri di bus e treni è importante».


BLOCCATE LE PIAZZE
DELLA VITA NOTTURNA

Altro tassello del puzzle del nuovo Dpcm: la limitazione dell’accesso a piazze e strade dove, tradizionalmente, si creano assembramenti legati alla movida. Il sindaco, d’intesa con il comitato provinciale per la sicurezza, può disporre la chiusura di queste aree. Sulla carta si tratta di un provvedimento utile, perché è stato accertato che la formazione di vasti gruppi di giovani (e meno giovani) della vita notturna spesso hanno favorito la circolazione di Sars-CoV-2. Ma nella pratica ci sono due problemi: i sindaci dovranno prendersi una responsabilità notevole, che incide sulle attività economiche locali, ma soprattutto c’è il rischio che la folla della movida si sposti in aree limitrofe, trasferendo semplicemente il problema da un punto all’altro della città.
 


Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Ottobre 2020, 12:15
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