Limite contanti e Pos, la Corte dei Conti: «Misure incoerenti col Pnrr, contrastare l'evasione fiscale»

Il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei conti, Enrico Flaccadoro, fa le sue osservazioni sulla legge di bilancio

Limite contanti e Pos, la Corte dei Conti: «Misure incoerenti col Pnrr, contrastare l'evasione fiscale»

La Corte dei Conti bacchetta il Governo Meloni sul limite a contanti e Pos e sulla manovra economica in generale. Il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei conti, Enrico Flaccadoro, in audizione sulla legge di bilancio, fa notare che «va segnalato come l'innalzamento del tetto dei pagamenti e, in particolare, la non sanzionabilità dei rifiuti ad accettare pagamenti elettronici di un determinato importo possano risultare non coerenti con l'obiettivo di contrasto all'evasione fiscale previsto nel Pnrr e, segnatamente, con la riforma 1.12 del Pnrr ('Riforma dell'Amministrazione fiscalè), nell'ambito della quale la Missione 1 prevede specifiche misure volte, a 'contrastare l'evasione fiscale'».

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«Oltre ad incidere su alcuni elementi critici dell'attuale quadro economico, in primis i costi dell'energia, nonostante il limitato tempo a disposizione», la manovra «ha assunto dimensioni rilevanti, superiori a quelle degli ultimi anni», e consente già dal 2023 «importi significativi senza ricorrere in misura marcata a nuove entrate», afferma Flaccadoro. «Permangono, tuttavia - ha aggiunto - elementi di incertezza sul quadro di finanza pubblica modificato dalla manovra».

«Le traiettorie descritte dipendono in misura rilevante da variabili esterne, prima fra tutte il tasso di inflazione, ma anche dai tempi di rientro dell'emergenza energetica», spiega. «In presenza di tassi di interesse ancora relativamente contenuti, la forte crescita nominale permette la discesa del debito. Ma si tratta appunto di una 'crescita nominale'. Nonostante la consistente iniezione di risorse europee, la spesa per investimenti stenta a decollare e il Pil effettivo e potenziale cresce a tassi ridotti per tutto il periodo di previsione. La spesa per interessi, sebbene in aumento, è ancora su livelli contenuti. Se le aspettative di un'inflazione elevata dovessero protrarsi anche nel medio-lungo periodo, ciò si ripercuoterebbe sui tassi a cui dovrà essere rinnovato il debito via via in scadenza», osserva Flaccadoro.

«Analoga problematica verrebbe a determinarsi a causa delle spinte sui salari pubblici per i quali, al momento, si prevede esclusivamente un ristoro 'una tantum'», osserva. «L'intervento sui costi dell'energia, pur di dimensioni rilevanti (oltre 20 miliardi nel 2023), è destinato ad esaurire i propri effetti in gran parte nel primo trimestre dell'anno. La dimensione del fabbisogno che si genererebbe nel caso di una persistenza dell'aumento dei prezzi, pur potendo contare in parte sul gettito che deriverebbe dalla tassazione dei sovraprofitti, è rappresentato dalla differenza con gli importi impiegati nel corso del 2022 (circa 63 miliardi)». «Il quadro che emerge - osserva Flaccadoro - è, quindi, impegnativo e richiede che al più presto si dispieghino gli effetti attesi dall'attuazione del Piano di ripresa e resilienza. La definizione delle riforme che il Governo e il Parlamento si sono impegnati ad approntare sul fronte fiscale, previdenziale, assistenziale e del funzionamento degli apparati pubblici anche alla luce delle criticità più ampiamente emerse, rappresenta oggi una condizione indispensabile a cui è chiamata la nuova legislatura.


Ultimo aggiornamento: Sabato 3 Dicembre 2022, 22:29
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