Cucchi, la Cassazione condanna a 12 anni due carabinieri: fu omicidio preterintenzionale. La sorella Ilaria: «Giustizia è fatta»
di Emilio Orlando

Stefano Cucchi, la Cassazione condanna a 12 anni due carabinieri: fu omicidio preterintenzionale. La sorella Ilaria: «Giustizia è fatta»

"La conferma che mio fratello fu ucciso di botte". Lo hanno deciso i giudici della Quinta sezione penale della Suprema Corte dopo una camera di consiglio durata 5 ore

Arriva la prima parola definitiva sulla morte di Stefano Cucchi. Ridotta di un anno dalla Cassazione, la pena inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma che il 7 maggio dello scorso anno aveva condannato a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro accusati del pestaggio di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre del 2009 e morto sette giorni dopo nel reparto detentivo dell'ospedale Sandro Pertini. Entrambi i militari sono stati condannati, in via definitiva, per omicidio preterintenzionale, a 12 anni di reclusione. In secondo grado erano stati condannati per falso a quattro anni Roberto Mandolini, all'epoca dei fatti comandante della stazione Appia e a due anni e mezzo per lo stesso reato Francesco Tedesco, il carabiniere che con le sue dichiarazioni aveva svelato il pestaggio avvenuto in caserma la notte il cui il geometra venne arrestato al Parco degli Acquedotti perché trovato in possesso di droga.

 

Caso Cucchi, i due carabinieri condannati si sono costituiti

 

 

 

Il procuratore generale, Tomaso Emilio Epidendio aveva chiesto la conferma delle condanne per i quattro militari coinvolti nella morte di Stefano Cucchi, definendo il pestaggio: «Una punizione corporale di enorme gravità, dove ci fu una via crucis notturna con Cucchi portato da una stazione all'altra».

 


Una vicenda giudiziaria che dura da tredici anni, con sette processi, di cui uno nei confronti dei sanitari del Sandro Pertini e degli agenti della polizia penitenziaria che vennero assolti. E poi tre inchieste, due pronunciamenti della Suprema Corte per giungere alla sentenza pronunciata ieri sera dopo cinque ore di camera di consiglio. Il caso Cucchi, approderà di nuovo in tribunale giovedì prossimo nell'aula bunker di Rebibbia per il processo di primo grado sui depistaggi, dove sono rinviati a giudizio otto imputati.
«Giustizia è fatta. Si riconosce che mio fratello è stato ucciso dalle botte - è stato il commento, davanti alle telecamere e ai cronisti sotto Palazzo di Giustizia a piazza Cavour di Ilaria la sorella di Stefano - dopo la lettura del dispositivo dei Giudici. Il mio pensiero va ai miei genitori che di tutto questo si sono ammalati - ha concluso».
 

 

 

IL COMMENTO DEL COMANDO GENERALE DELL'ARMA DEI CARABINIERI

«La sentenza emessa oggi dalla Corte di Cassazione sancisce le responsabilità di due dei quattro carabinieri coinvolti, a diverso titolo, nella vicenda della drammatica morte di Stefano Cucchi. Una sentenza che ci addolora, perché i comportamenti accertati contraddicono i valori e i principi ai quali chi veste la nostra uniforme deve, sempre e comunque, ispirare il proprio agire. Siamo vicini alla famiglia Cucchi, cui condividiamo il dolore e ai quali chiediamo di accogliere la nostra profonda sofferenza e il nostro rammarico. Ora che la giustizia ha definitamente terminato il suo corso, saranno sollecitamente conclusi, con il massimo rigore, i coerenti procedimenti disciplinari e amministrativi a carico dei militari condannati. Lo dobbiamo alla famiglia Cucchi e a tutti i Carabinieri che giornalmente svolgono la loro missione di vicinanza e sostegno ai cittadini»

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 5 Aprile 2022, 12:04
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