Calabria, Boccia avverte Santelli: «Ritiri l'ordinanza o sarà diffida». Lei risponde: «Non la ritiro»

Calabria, Boccia avverte Santelli: «Ritiri l'ordinanza o sarà diffida». Lei risponde: «Non la ritiro»

di Simone Pierini
«Mi dispiace, ma tra pochi minuti partirà la diffida per l'ordinanza» della Regione Calabria, «se non dovesse essere ritirata l'ordinanza sarà impugnata». Lo afferma ai microfoni del Tg1 il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. «La fuga in avanti della Calabria non aiuta nessuno e mette a rischio la salute dei calabresi», aggiunge in merito al provvedimento sulla riapertura di bar e ristoranti con spazi all'aperto.

«O ci siamo noi a dare delle risposte o questo territorio diventerà preda di chi le risposte le dà e anche velocemente e si chiama criminalità organizzata». Ha detto Jole Santelli a «La Vita in diretta» su Rai Uno parlando della decisione di emanare l'ordinanza. «È chiaro che si riapre - ha aggiunto Santelli - ma non è che avremo i ristoranti pieni. Ci sarà poca gente, c'è paura ma dovremo cercare di rimetterci in moto».

In serata poi Jole Santelli ha aggiunto. «Il ministro Boccia dice di diffidarmi ma io non ritiro la mia ordinanza». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria Jole Santelli nel corso della trasmissione «Diritto e rovescio» su Retequattro. «I ristoranti - ha aggiunto Santelli - non li ho aperti io ma il Governo prevedendo la possibilità dell'asporto e l'apertura delle cucine. Se vuole ho aggiunto la possibilità di qualche tavolo fuori che non mi sembra uno scandalo. Ho interpretato estensivamente il provvedimento del Governo? Forse»

RIVOLTA DEI SINDACI CONTRO ORDINANZA: «LA SALUTE AL PRIMO POSTO»

Chi lo fa perché «la salute è un bene pubblico globale da tutelare», chi perché «l'ordinanza è comunque troppo restrittiva», chi perché «non c'è stata concertazione» né il necessario preavviso, sta di fatto che l'ordinanza di «apertura» della governatrice della Regione Calabria Jole Santelli ha scatenato quasi una rivolta di molti sindaci calabresi che, in men che non si dica, hanno annunciato a loro volta ordinanze sindacali miranti a vanificare quella regionale o comunque il rinvio della sua applicazione. Il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, ad esempio, ha detto «no all'applicazione» dell'ordinanza regionale per evitare «strappi laceranti», mentre il pari grado di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha addirittura accusato la governatrice di «giocare sulla pelle dei cittadini».

E se il Primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto, ha prima applaudito la Santelli per poi affermare che però «permangono delle perplessità sulle modalità» in quanto «non si dà la possibilità agli esercenti di riaprire immediatamente», quello si Catanzaro, Sergio Abramo, ha deciso di confermare la sua di ordinanza, che prevede di tenere tutto chiuso fino a domenica 3 maggio. Ma il «niet» verso l'ordinanza della governatrice proviene anche dai sindaci dei Comuni più piccoli. Dal Primo cittadino di Soveria Manelli Leonardo Sirianni, ad esempio, secondo il quale «la salute è un bene pubblico globale che va difeso a beneficio di tutti e non può essere oggetto di scaramucce tra governo centrale e regioni», per cui ogni ulteriore decisione su eventuali aperture è rinviata al 4 maggio. 

Ma anche dal sindaco di Platania Michele Rizzo, che ha da subito messo in chiaro che «con decorrenza immediata e fino a nuovi diversi provvedimenti, verrà adottato il differimento sull'intero territorio comunale» dell'ordinanza della Santelli. E così ha anche deciso il sindaco di Tiriolo Domenico Stefano Greco («continueranno a rimanere in vigore le norme stabilite dall'ultimo Dpcm e non si applicherà l'ordinanza pubblicata ieri sera dal presidente della Regione»), così come il sindaco di Serrastretta Felice Molinaro («esprimo pubblicamente disappunto sul modus operandi della Regione e in particolare sulla mancanza di concertazione con i sindaci»); o, ancora, il Primo cittadino di Pianopoli Valentina Cuda («in riferimento all'ordinanza regionale della presidente Santelli, considerata la complessità delle previsioni contenute e la ristrettezza dei tempi di attuazione, nell'interesse della salute dei nostri concittadini ne è differita l'entrata in vigore fino al 4 maggio»).

Stessa direzione per il sindaco di Falerna Daniele Menniti, il quale, «considerata la piena vigenza dello stato di emergenza sanitaria determinato dalla necessità di arginare il gravissimo dilagarsi del contagio da coronavirus e la necessità di facilitare il pieno dispiegamento degli effetti previsti a seguito dei provvedimenti del governo», ha ordinato di «attenersi alle disposizioni contenute nel Dpcm del 26 aprile 2020 fino a nuove disposizioni». Quanto al sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha comunicato che «restano in vigore le ordinanze sindacali in materia di contenimento del contagio» nonostante la comprensione per «la grave difficoltà» degli esercenti. Pino Belcastro, poi, sindaco di San Giovanni in Fiore, ha annunciato che emetterà «un'ordinanza che rispetta le norme varate dal governo, la mia città non la metto in pericolo». Stesso dicasi per il Primo cittadino di Cinquefrondi, Michele Conia («si applicherà la Costituzione Italiana, dovrà essere rispettato quanto previsto dal Dpcm»); e per quello di Polistena Michele Tripodi («illegittima e stucchevole l'ordinanza della presidente Santelli, dal modello tutto chiuso al modello tutto aperto (prima del tempo), tranne ovviamente per gli ambulatori della sanità pubblica ancora avvitata su stessa»).
Ultimo aggiornamento: Domenica 3 Maggio 2020, 09:39
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