Coronavirus, nuovo focolaio in Cina nord-orientale: 125 casi positivi in pochi giorni

Coronavirus, nuovo focolaio in Cina nord-orientale: 125 casi positivi in pochi giorni

Un nuovo focolaio di coronavirus nella Cina nord-orientale continua a diffondersi nonostante i blocchi imposti a centinaia di villaggi e città. Una serie di nuovi casi registrati nella provincia di Jilin che erano stata inizialmente attribuiti ai cittadini cinesi di ritorno dall'altra parte del confine russo, in gran parte concentrati nella città di Shulan, dove lo scorso fine settimana è stato rapidamente imposto un blocco parziale a 600mila residenti. Ma sabato la provincia aveva riportato un totale di 125 casi trasmessi localmente, inclusi due decessi. Circa 28 pazienti sono ancora in ospedale, 95 sono stati dimessi e quasi 1.000 contatti stretti sono sotto osservazione.

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La provincia di Jilin ieri ha registrato ieri tre nuovi casi confermati di Covid-19. A riferirlo sono le autorità sanitarie locali. La commissione sanitaria provinciale ha dichiarato che le persone contagiate nel distretto di Fengman, nella città di Jilin, hanno avuto contatti a livello locale con positivi. Dopo la segnalazione dei nuovi casi il livello di rischio associato al virus nel distretto è stato aggiornato da un livello medio a un livello elevato. La città di Jilin ha effettuato oltre 40.000 test negli ultimi tre giorni.

ESPERTO CINA: RISCHIO NUOVA ONDATA DI CASI, ERRORI A WUHAN

La Cina deve ancora affrontare la «grande sfida» di una potenziale seconda ondata di infezioni da Covid-19. Il monito arriva da Zhong Nanshan, consulente medico senior del governo cinese e volto pubblico della lotta del colosso asiatico contro Covid-19, che in un'intervista alla 'Cnn' ha puntato il dito contro gli errori delle autorità di Wuhan, la città dove è emerso il nuovo coronavirus. Le autorità di Wuhan avrebbero infatti celato dettagli chiave sull'entità dell'epidemia iniziale. Ormai la vita in Cina sta lentamente tornando alla normalità. I blocchi sono diminuiti, mentre scuole e fabbriche sono state riaperte in tutto il paese. Ma di recente le autorità di Wuhan hanno avviato test a tappeto sui residenti, dopo i nuovi casi emersi all'inizio di questo mese. Ebbene, per Zhong incombe il pericolo di una seconda ondata di infezioni. «La maggior parte dei cinesi al momento è ancora suscettibile a Covid-19, a causa della mancanza di immunità», ha detto Zhong. «Stiamo affrontando una grande sfida», ha avvisato. Il rischio è quello di una nuova ondata. Zhong è noto anche come 'l'eroe della Sars' in Cina per aver combattuto la grave epidemia di sindrome respiratoria acuta nel 2003. Questa volta ha guidato la risposta al coronavirus nel Paese, specialmente nelle prime fasi dell'epidemia. 

Il 20 gennaio, infatti, fu proprio Zhong a confermare sull'emittente televisiva statale Cctv che il coronavirus poteva essere trasmesso tra le persone, dopo che le autorità sanitarie di Wuhan avevano sostenuto per settimane che non c'erano prove chiare di una trasmissione da uomo a uomo e che l'epidemia fosse prevenibile e controllabile. A capo di una squadra di esperti, Zhong ha visitato Wuhan il 18 gennaio. «Le autorità locali non volevano dire la verità in quel momento», ha detto Zhong. «All'inizio hanno taciuto». Zhong ha raccontato di essersi insospettito quando il numero di casi segnalati ufficialmente a Wuhan è rimasto a 41 per più di 10 giorni, nonostante le infezioni emergenti all'estero. «Non credevo a quel risultato, quindi ho continuato a chiedere il numero reale» dei casi, ha detto. E «suppongo che siano stati molto riluttanti a rispondere alla mia domanda». 
Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Maggio 2020, 19:46
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