Una rete di defibrillatori in ogni città per ridurre i rischi legati all'infarto
di Luca Benedetti

Una rete di defibrillatori in ogni città per ridurre i rischi legati all'infarto

Trentadue defibrillatori in luoghi ritenuti strategici della città. A Perugia c’era(c’è)il Progetto Cuore a cui era delegato l’ex consigliere comunale Carmine Camicia.
Adesso torna alla ribalta una progetto realizzato da un gruppo di cardiologi per dotare l’Umbria di una serie di defibrillatori nei luoghi strategici in modo da gestire al meglio l’emergenza in caso di infarto. 
L’idea, che è già approdata in Regione, la spiega il dottor Maurizio del Pinto, cardiologo dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. «Il progetto-dice Del Pinto- ha un obiettivo chiaro: dotare di defibrillatori tutti i luoghi più frequentati della regione. Penso ai centri commerciali, le scuole o magari le stazioni ferroviarie. Saper usare un defibrillatore significa salvare vite. Il caso Eriksen è sotto gli occhi di tutti. Ma si tratta di fare un passo in avanti rispetto a un campo ristretto come può essere quello sportivo. Ricordando che in Italia abbiamo di gran lunga la miglior medicina dello sport del mondo. Ma qui il ragionamento è più ampio».
Il punto di riferimento è quello che è stato fatto a Piacenza dove c’è un defibrillatore ogni 300 abitanti. Su città e provincia sono 1070 i defibrillatori attivi. In ogni paese o quartiere ce ne è almeno uno piazzato in scuole, condomini, caserme o impianti sportivi.
«L’idea-spiega ancora del Pinto- è quella di installare defibrillatori in quantità tale modo che due punti di soccorso siano distanti tra di loro al massimo cinque minuti. La mappa si può gestire con una semplicissima App. Ed è logico che il sistema di emergenza urgenza del 118 avrà un ruolo strategico in un piano di questi tipo».
Ci sarebbe da formare, naturalmente, un esercito di addetti. «Ma anche quello non è un problema-sottolinea del Pinto- come non lo è il costo dell’apparecchio salvavita. In un supermercato basta formare gli addetti: chi sta alla cassa o lavora in magazzino. Si insegna a utilizzare il defibrillatore e si insegnano le nozioni di primo soccorso. Certo, sono necessari poi corsi che servano per richiamare le abilità che uno ha acquisito, ma una volta che il sistema è a regime può solo funzionare meglio».
Dieci anni fa l’Umbria aveva fatto un primo passo. Adesso ci riprova. Il cardiologo del Pinto ricorda: «Presentammo, anche quella volta alla Regione, un progetto, con la facoltà di medicina, con tanto di centro di simulazione». Il centro di simulazione ancora c’è, il progetto ora spera di partire.
«Siamo ottimisti- dice del Pinto- ne abbiamo già parlato con la vicepresidente del consiglio regionale, Paola Fioroni e con l’assessore alla Salute, Luca Coletto. Ci è stato dimostrato il giusto interesse».
Un progetto, come ha spiegato nei giorni scorsi proprio la vice presidente dell’assemblea legislativa legando le mosse che si stanno compiendo a quello che è successo durante la partita Danimarca-Finlandia, che più ampio. «Certo-sottolinea del Pinto- l’idea del piano regionale dei defibrillatori è all’interno di un progetto più ampio a cui stiamo lavorando con una decina di colleghi cardiologi e con le associazioni dei cardiopatici guidate da Sara Mandorla, progetto che vuol assistere sul territorio i pazienti dimessi dopo essere stati colpiti da una sindrome coronarica acuta».
«Nell’ambito della prevenzione e trattamento degli eventi cardiaci avversi – aveva annunciato nei giorni scorsi Paola Fioroni(Lega) -, non solo stiamo lavorando al consolidamento e potenziamento della rete di riabilitazione cardiologica, ma anche a una legge regionale sulla diffusione delle manovre salvavita e sulla dotazione dei Dae (Defibrillatore automatico esterno).


Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Giugno 2021, 10:41
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