Vianello, il pugile lascia l'Arma: «Scelgo la boxe dei professionisti e sfido il mondo»
di Marco Lobasso

Vianello, il pugile lascia l'Arma: «Scelgo la boxe dei professionisti e sfido il mondo»

Il coraggio di rischiare, di credere in se stesso, di inseguire un sogno: il sogno americano. Il pugile Guido Vianello, peso massimo dell'Eur, famiglia sportiva che gestisce a Roma club di tennis di ottimo livello, sorprende tutti: «Vado negli Usa e divento professionista. Voglio sfidare il mondo e, se mi va bene, combattere per la conquista di titoli importanti come l'Europeo e il Mondiale». Una decisione coraggiosa con un prezzo importante da pagare: il gigante romano (24 anni, due metri per 103 kg), lascia il dorato mondo dei dilettanti dove è considerato un big ed è campione italiano. Non solo, rinuncia alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e al sogno di una medaglia (dopo l'esordio nel 2016 a Rio) e, soprattutto, rinuncia a una carriera nell'Arma dei Carabinieri, al posto fisso; si è già dimesso a fine ottobre. «Ma non è un salto nel buio, io credo in me stesso e credo nella scelta che ha fatto un grande manager che mi ha voluto negli Usa, quel Bob Arum che rappresenta una leggenda del pugilato professionistico mondiale».





È stato proprio Arum, promoter di grandi campioni come Muhammad Ali e organizzatore di eventi memorabili, a notare Vianello e a proporgli di passare professionista negli Usa, nella sua società Top Rank di Las Vegas. «Potevo mai rifiutare? Ho lasciato tutto e sono volato a ottobre negli Usa; torno e mi trasferisco a fine mese, mi allenerò a Big Bear Lake, in alta quota, il luogo perfetto per concentrarsi e pensare solo alla boxe, non lontano da Los Angeles. Sono stato già sparring del grande Tyson Fury che a dicembre prova a riprendersi il Mondiale dei pesi massimi contro l'americano Wilder. Sto vivendo un sogno». E Vianello quando esordisce? «A dicembre anche io, in un match sulle sei riprese con avversario da decidere; il primo da professionista, nei pesi massimi».

La storia di Vianello ricorda inevitabilmente un po' quella della speranza bianca, il Rocky Balboa dei film di successo del pugile italo-americano con Silvester Stallone, e un po' quella dei nostri azzurri del passato che si sono fatti spazio tra i giganti Usa, come Damiani, Vidoz, Righetti, Canè, Ros. Torna di moda la favola dello stallone italiano che piace tanto agli americani. «Io penso alla boxe, combatterò tanto per crescere e nel 2019 Arum mi ha promesso un match dei pesi massimi proprio a Roma, nella mia città. Io spero di essere pronto, in tre-cinque anni, per un grande match europeo o, magari, proprio per il Mondiale». Nessun rimpianto per il gigante Vianello, neanche per una medaglia olimpica che sfuma? «L'avventura dei professionisti è più grande, ho cambiato via, il futuro ora è solo nelle mie mani». Nei suoi pugni di stallone romano.

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