Unica Fede, la Pellegrini alla soglia dei 31 anni trionfa ancora nei 200 stile
di Piero Mei

Unica Fede, la Pellegrini alla soglia dei 31 anni trionfa ancora nei 200 stile

Mai dire mai con la Pellegrini. E se si fosse Federica, cosa impossibile perché ce n’è una sola così, mai dire mai più. Lo disse a Budapest dopo aver sconfitto nel mondiale 2017 la allora formidabile, imbattibile e imbattuta (ma non dalla Pellegrini) Katie Ledecky: basta con i 200 metri. Per fortuna sua, nostra e dello sport italiano tutto, era a botta calda. Ora che la ragione ha avuto il suo trionfo, anche la Pellegrini ha riavuto il suo: è di nuovo campionessa mondiale. È lei l’unica donna che vinse due volte due volte e altre due volte una volta sola (ma mica è finita qui, anche se ha dell’utopia, mai dire mai...) fino a portare, con quella di ieri, le sue medaglie d’oro mondiali a sei, quelle dei 200 stile libero a quattro, a partire da Roma 2009 dieci anni fa, le sue salite sul podio in questa gara a otto. Le meraviglie del mondiale di Federica sono così una in più delle meraviglie del mondo. Lei si dichiara “rock and roll”, ma è un inno nazionale. Infatti una volta sul podio lo canterà quasi a squarciagola, accompagnata dal gruppone Italia nella tribuna atleti e dal battimani del pubblico tutto che accompagna il ritmo cui principalmente lo sport ci ha affezionato di nuovo da qualche anno a questa parte. Lo sport e le ragazze soprattutto che mettono allegria belle come sono spesso, vincenti come sono spesso. Lei di più, in entrambi i casi. La sua gara è un insieme di saggezza e d’impeto. È come lei: glamour. È showgirl, la Pellegrini, anche quando è in acqua; il suo gesto tecnico è da passerella. Via il broncio di Montréal 2005; via la batosta di Londra o la perfidia dei centesimi di Rio olimpica; via tutto. C’è Federica. È sul blocco della corsia 4, quella dei migliori tempi il turno prima. Si scalda. Si guarda attorno.
DUE VASCHE SUPER
È guardinga anche in acqua. Ai 100 metri è quarta, quei 100 metri che erano stati il suo mezzo servizio per una stagione (anche oggi se li è previsti: che farà?). C’è la Titmus nel mirino, ha dodici anni di meno, è smagliante, ha 45 centesimi di vantaggio. E c’è la Sjostroem dalle parti di Federica. Ma tutti ricorderemo sempre le accelerazioni di Federica, il suo sprint, le sue fantastiche rimonte quando faceva staffetta da sola, come le capiterebbe ancora. Le ultime due vasche sono strepitose: 29.22 la terza e Federica è seconda; 28.90 l’ultima che nessuna farà sotto i 29. Il totale è di 1:54.22. Da quando s’è tolta il costumone, prima permesso e poi proibito, la Pellegrini non aveva mai nuotato così veloce. La Titmus, il diavolo della Tasmania, è seconda in 1:54.66, per il titolo mondiale ripassi la prossima volta, grazie, quando Federica avrà smesso, solo quando avrà smesso. Per la Sjoestroem al terzo posto, 1:54.78, c’è bisogno dell’ossigeno a bordo vasca: ecco che ti succede quando vuoi battere la Pellegrini. Prima del mancamento, Sarah aveva abbracciato Federica. Quante ne ha abbracciate cammin nuotando!
SORRISI E LACRIME
Ora è il momento della gioia e quindi quello delle lacrime. Il nono mondiale, l’ottavo sul podio, 51 medaglie internazionali, 11 record del mondo, sono numeri che commuoverebbero anche il più duro degli esseri umani. Figurarsi una ragazza di 31 anni che è insieme forte e fragile, sicura e ansiosa, timida e arrogante, una ragazza del “ma anche”, atleta e modella, show girl e ritrosa, mafaldina88 e kikkafede88 come da account social che nel secondo caso sfiorano il milione di followers, qualche hater e molti più like. Ha voglia di piangere e lo fa; ha voglia di sentirsi un po’ meno diva e un po’ più ragazza come tante. Ma non è così né lo sarà mai, perché lei è Federica Pellegrini, la donna che vinse due volte due volte a un mondiale di nuoto (le doppiette di Roma e Shaghai) e altre due volte ne vinse una, a Budapest e Gwangju, sempre tenendo presente quel mai dire mai. E restiamo ai soli mondiali, sennò sarebbero da sciorinare le Olimpiadi, gli Europei, le vasche lunghe e le vasche corte, i titoli italiani. Un elenco telefonico di quelli che non si consultano più. Magari chiedendole qual è la più bella potrebbe rispondere Roma, oppure la prossima. Chissà. Passa nella zona mista, dedicata all’informazione del dopogara: ha le scarpe in mano, trascina l’asciugamano che sembra uno strascico, sorride e piangerà dopo. La Divina, come la chiamano è “divinissima”, se la parola ammette un superlativo.
Giovedì 25 Luglio 2019, 09:30
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