Maneskin: «A Sanremo la nostra rivoluzione rock. Zitti e buoni a quelli che ci criticano»

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di Rita Vecchio

Sanremo quest’anno era un paesaggio lunare. L’Ariston trasformato in una mirabolante astronave. Non c’è quindi da stupirsi se a vincere siano stati quei marziani dei Måneskin. E con una canzone tutta loro, tutta rock, aliena per la kermesse, “Zitti e buoni”. La band romana, composta dai quattro giovani dai 20 ai 22 anni, dal look irriverente, Damiano David (voce), Victoria De Angelis (basso), Thomas Raggi (chitarra) ed Ethan Torchio (batteria). Li ha scoperti Manuel Agnelli portandoli sul grande palco di X-Factor (arrivati secondi nel 2017 e tanto di complimenti della sindaca Raggi) togliendoli da una gavetta fatta di live nei ristoranti o per le strade di Roma. Quando parlano, citano gli Idols, i Royal Blood e le loro esperienze londinesi. Come ogni vincitore del Festival che si rispetti, i Måneskin dicono sì a rappresentare l’Italia al prossimo Eurovision Song Contest (18-22 maggio) a Rotterdam. Nel frattempo, un disco in uscita (19 marzo) “Teatro d’ira - Vol. I”, anticipato dal singolo “Vent’anni” (già disco di platino). Sono felici. Sono emozionati. Sono veri.

 

 

 


“Rivoluzione Sanremo. Vincono i Maneskin. Il popolo del rock ha votato. Complimenti”. Lo scrive nientemeno che Vasco Rossi sul suo profilo social. 
«Siamo senza parole. Un riconoscimento per noi importante che arriva dal più grande rocker di sempre. Essere considerati il nuovo rock in Italia ci lascia senza fiato». 

 


Che significa “fare la rivoluzione”?
«Avere portato sonorità di tendenza inusuali su questo palco. E condurle fino alla vittoria del Festival. Da qui niente sarà più uguale. Questo significa che il pubblico si sta avvicinando alla nostra musica, al nostro rock». 

 


Merito del periodo pesante che stiamo vivendo?
«Chissà, forse. Il rock rispecchia la rabbia che si vuole sfogare. In tutti i tempi».

 


Damiano commosso sui social dice “abbiamo cambiato le regole”. Vi aspettavate questo dal carrozzone Sanremo? 
«No. Noi eravamo arrivati qui per mostrare quello che sapevamo fare, il nostro percorso, la nostra storia. Non ci aspettavamo la vittoria». 

 


A chi dice che la classifica di questo festival è stata decisa dal numero dei follower? 
«Noi non ci sentiamo attaccabili o attaccati da questo. Il numero dei follower spesso è direttamente proporzionale al lavoro che si fa. Se ci hanno votato, è perché credono in noi e nella nostra canzone». 

 


Qualcuno vi ha definiti cazzuti. Quanta cazzutaggine serve per abbattere i pregiudizi? 
«Tanta, ma basta avere chiara la strada che si vuole percorrere. Noi lo sapevamo quando abbiamo cominciato e lo sappiamo adesso». 

 


A chi dite da oggi “Zitti e buoni”?
«A chi ci ha criticato, a chi ha detto che il nostro non è rock, a chi dice che il rock è morto. “Parla la gente, purtroppo parla, non sa di che cosa parla…”».

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 9 Marzo 2021, 15:36
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