Sanità e appalti pilotati, nove fermi e dieci indagati: c'è anche Angelucci
di Davide Manlio Ruffolo

Sanità e appalti pilotati, nove fermi e dieci indagati: c'è anche Angelucci

Corruzione, turbativa d'asta e traffico di influenze illecite. Questi i reati contestati, a vario titolo, alle nove persone finite agli arresti nell'ambito dell'inchiesta su di alcuni appalti truccati nella sanità romana. Per tre di loro, rispettivamente due dirigenti della Asl Roma1 e un gestore di laboratori di analisi cliniche per il rinnovo delle patenti, il gip ha disposto la misura cautelare del carcere mentre per le restanti posizioni, quella dei domiciliari.

Nell'inchiesta risultano iscritte al registro degli indagati anche altre 10 persone a cui la Procura contesta il reato di traffico di influenze e falso. Tra quest'ultimi spiccano i nomi dell'ex giudice della Cassazione Franco Amedeo, accusato di corruzione, e del deputato di Forza Italia Antonio Angelucci a cui i magistrati contestano il reato di traffico di influenze. L'operazione è stata portata a termine dai Nas, diretti dal comandante Dario Praturlon, al termine di una lunga e articolata indagine condotta dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Corrado Fasanelli.

Due gli episodi corruttivi agli atti dell'inchiesta. Il primo riguarda il deputato Angelucci che avrebbe contattato Maurizio Ferraresi, medico dirigente dell'Asl Roma1, al fine di effettuare un tentativo, poi fallito, di aggiustamento di un procedimento in Cassazione. Un favore che, spiegano i magistrati, l'onorevole prometteva di ripagare con l'assunzione delle fidanzate dei due figli di Ferraresi. A sua volta il dirigente Asl si rivolgeva all'ex presidente di sezione della Cassazione Franco Amedeo, oggi in pensione, promettendogli una falsa certificazione con cui consentire ad una sua amica di ottenere il rimborso di un intervento di mastoplastica, in cambio del tentativo di aggiustamento del procedimento. Così Amedeo avvicinava il presidente della VI sezione della Corte, trovando un secco rifiuto. 

La seconda vicenda corruttiva riguarda il pagamento di 5mila euro al mese, pagato da un imprenditore a Ferraresi (responsabile in Commissione patenti) affinché quest'ultimo consigliasse ai richiedenti uno studio analisi compiacente.
Giovedì 16 Marzo 2017, 10:02
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