I militari italiani restano a Baghdad. E gli Stati Uniti ci ringraziano
di Cristiana Mangani

Iraq, i militari italiani restano a Baghdad. E gli Stati Uniti ci ringraziano

L'Italia resta in Iraq, anche se l'operazione Prima Parthica viene ridisegnata. Si tratta di un ripensamento temporaneo, legato a questioni di sicurezza, in linea con quanto stanno facendo gli altri paesi membri della Coalizione. Così dal team di carabinieri in servizio al poligono Union 3 di Baghdad, circa 40 andranno via dal compound che si trova al centro della città, a pochi metri dall'ambasciata Usa. La base non è più sicura dopo la tensione innescata dall'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, centrato da un drone proprio nella capitale irachena. Ed è questa la ragione per la quale, pur confermando la presenza del nostro paese il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, in un colloquio definito «articolato e franco» con il collega Usa Mark Esper, ha invitato l'alleato «alla moderazione, al dialogo, al senso di responsabilità» e a coordinarsi in futuro per «poter continuare l'impegno della coalizione anti-Daesh all'interno di una cornice di sicurezza per i nostri militari».

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Il TWEET
Esper ha accolto molto positivamente la telefonata, così come l'impegno dell'Italia, e ha voluto ringraziare pubblicamente il ministro (thank you minister Guerini, ha twittato) ribadendo che gli americani non vogliono lasciare il Paese. Ma il blitz contro Soleimani ha provocato una serie di decisioni. La Nato ha annunciato il ritiro temporaneo di parte del suo personale. Analoga decisione è stata presa da parte della Germania, del Canada e della Croazia. I francesi, come gli italiani, invece resteranno. La Bundeswehr allinea 130 soldati nel Paese. Prima della decisione alleata di rivedere il dispositivo generale, quasi 90 militari tedeschi si trovavano nel Kurdistan iracheno, mentre altri 27 addestravano le truppe irachene al poligono di Taji, poco più a nord di Baghdad. Sono proprio questi ultimi gli interessati dal ritiro parziale deciso da Berlino.
Union 3 ospita il comando della coalizione internazionale anti-Isis impegnata nell'operazione Inherent resolve: circa 1.800 militari di vari Paesi presenti. La base è ora più che mai un possibile obiettivo di attacchi e i vertici della coalizione hanno pianificato la dislocazione di parte degli assetti per motivi di sicurezza. Gli italiani interessati dal trasferimento, in prevalenza carabinieri, più alcuni soldati dello staff del comandate del contingente nazionale, generale Paolo Attilio Fortezza: circa 30 sono stati portati in luoghi più protetti, sempre nella capitale, dieci a Erbil.
Lo Stato Maggiore della Difesa ha spiegato che la pausa delle attività addestrative e la dislocazione dei militari rientrano «nei piani di contingenza per la salvaguardia del personale impiegato». Dunque, nessuna interruzione «della missione e degli impegni presi con la coalizione» ma una decisione che dipende «dalle misure di sicurezza adottate». L'allertamento e le misure di sicurezza, viene precisato, «sono decise a livello di coalizione internazionale in coordinamento con le varie nazioni partner».
Del problema sicurezza, Guerini ha insistito anche nel suo colloquio con Esper. «Con circa 1000 uomini in Iraq, oltre 1000 in Libano nella missione Unifil e poco meno di 1000 in Afghanistan - ha ricordato - l'Italia è fra i Paesi più impegnati per la stabilità della regione». È dunque importante, ha aggiunto, «far fronte in maniera coordinata agli sviluppi futuri» per continuare l'impegno in «una cornice di sicurezza per i nostri militari». Le priorità per l'Italia, ha sottolineato, «sono la stabilità della regione e dell'Iraq e la necessità di mettere in atto ogni sforzo per preservare i risultati della lotta a Daesh conseguiti in questi anni».

I NUMERI
Dopo gli Usa l'Italia è il Paese che fornisce il maggior numero di militari alla coalizione. Sono poco più di 900: un terzo è schierato in Kuwait, il resto in Iraq, tra Erbil - dove 450 militari italiani addestrano i peshmerga curdi - Kirkuk (una novantina) e Baghdad (una cinquantina, in prevalenza impegnati nella Task Force Police che addestra le forze di sicurezza irachene). E insieme all'Iraq, ci sono altre tre missioni che preoccupano i vertici militari italiani: Libia, Libano e Afghanistan. Per ora i contingenti restano nei teatri, ma le misure di sicurezza sono state innalzate ai massimi livelli.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Gennaio 2020, 07:31
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