Vaccini, il flop della Lombardia: ora li paga più del triplo
di Francesco Malfetano

Vaccini, flop Lombardia: ora li paga più del triplo

Prezzi dei vaccini alle stelle, gare deserte e dosi non più disponibili. In Lombardia piove sul bagnato. Come se non bastasse la pessima gestione degli scorsi mesi infatti, la sanità lombarda è finita nuovamente sotto accusa. A scatenare le polemiche stavolta è il ritardo accumulato nella gestione delle scorte di vaccino antinfluenzale. Vale a dire dell’unico strumento medico oggi a disposizione per evitare il nuovo congestionamento del sistema sanitario regionale durante questo autunno di recrudescenza pandemica.

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COSTI 
Ebbene, nonostante le raccomandazioni del ministero della Salute risalgano ormai a diversi mesi fa, la Lombardia non si è mossa in tempo per approvvigionarsi. O meglio lo ha fatto nel modo sbagliato inanellando una serie di errori nella gestione dei bandi di gara che ora costeranno carissimo alla già martoriata sanità regionale. Se infatti, ad esempio, Lazio e Calabria hanno pagato circa 4 euro e mezzo per ogni dose, o il Piemonte ne ha spesi 4,65, la Lombardia ora, secondo gli addetti ai lavori (specialisti e case farmaceutiche), «rischia di doverne sborsare almeno 15 per lo stesso prodotto». E per giunta, non è neppure detto che riesca a farlo. Le fiale a disposizione sono infatti terminate e, prima che le case farmaceutiche possano produrne altre, ci vorranno diverse settimane, forse mesi. Tempo che la Sanità lombarda guidata da Giulio Gallera però non ha a disposizione.

Secondo le indicazioni del ministero della Salute, al fine di evitare il più possibile che i sintomi del Covid possano essere confusi con quelli di una normale influenza, la campagna vaccinale quest’anno sarebbe dovuta iniziare proprio in questi giorni ed essere garantita gratuitamente ai bambini tra i 6 mesi ed i 6 anni, e agli over 60. 
A differenza di altre regioni però, la Lombardia, come già ricostruito nei giorni scorsi dalla fondazione Gimbe, non si è rifornita con abbastanza vaccini. Ad oggi infatti - al di là delle rassicurazioni di Gallera che sostiene di averne altre 500 mila in via di aggiudicazione - ha acquistato circa 2.28 milioni di dosi. Un quantitativo insufficiente a coprire il 75% della popolazione target, soglia minima individuata dal ministero della Salute. La copertura garantita infatti è pari al 66,3% - ballano quasi un milione e mezzo di fiale - con dosi raggranellate in extremis perché il piano di acquisto originario è miseramente fallito. 

BANDI E RITARDI
Se il primo bando indetto dall’Aria, la centrale acquisti regionale, per il 26 febbraio ha ricevuto la risposta di una sola azienda che ha proposto un prezzo per dose maggiore di quello fissato (5,9 euro contro i 4,5 indicati dalla Regione), il secondo è andato deserto. Così già al terzo bando di fine giugno Aria ha incrementato l’offerta proprio a 5,9 euro per dose. Una cifra diventata però insufficiente perché le quantità disponibili sul mercato si erano intanto drasticamente ridotte. Così, sebbene durante l’estate la Lombardia sia riuscita con 4 bandi ad accaparrarsi le dosi di cui è in possesso ora, le scorte non sono sufficienti. Per questo, a fine agosto e a fine settembre, Aria ha indetto altre due gare in cui si è detta disposta a pagare 10 euro ognuna delle 1,5 milioni di dosi necessarie e soprattutto, incentivo allettante, versare il compenso in anticipo. Nulla di fatto però, anche in questo caso l’asta è andata deserta. 

Un pasticcio che ora non solo rischia di intasare gli ospedali quanto porterà soprattutto allo slittamento in avanti dell’inizio della campagna vaccinale. «Partiremo subito dopo la prima metà di ottobre» ha detto Gallera, solo però con i pazienti fragili e le donne in gravidanza. Gli over 65 invece sono stati rimandati a novembre, seguiti, se ci saranno dosi a disposizione, da operatori sanitari, bambini e over 60. Per la popolazione attiva invece, neanche a parlarne. 

GESTIONE
Secondo gli addetti ai lavori però, la gestione sanitaria quantomeno singolare della Sanità lombarda non è certo una novità: «È la Regione che crede meno nei vaccini antinfluenzali, tant’è che paga meno di tutti i medici per inocularli». Tre euro contro la media nazionale di 6. Questo, aggiunto ad una miriade di altre complicazioni, si traduce in una copertura più bassa rispetto al resto del Paese. A vaccinarsi nel 2019/2020 è stato il 49,9% della popolazione anziana lombarda, contro una media nazionale del 54,6%. Dati per niente incoraggianti che si può solo sperare non finiscano con il travolgere ancora un sistema sanitario già apparso inadeguato. 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Ottobre 2020, 07:45
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