In Lombardia 10 volte i casi della Campania: la diffusione del virus regione per regione
di Mauro Evangelisti

Coronavirus Italia, In Lombardia 10 volte i casi della Campania: diffusione del virus regione per regione

A Ragusa ci sono 22 casi positivi ogni 100.000 abitanti, a Cremona 1.500. Roma, malgrado le insidie di una grande capitale con due aeroporti internazionali, è a 93 casi ogni 100.000, Milano, Genova e Torino ne hanno cinque volte tanto. Questi dati sono sufficienti per spiegare quanto sia difficile parlare di fase due in Italia; oggettivamente, è arduo pensare a delle scelte che vadano bene ovunque per una situazione tanto frammentata.

Per capirci: la Sicilia, la regione con la più bassa diffusione del virus rispetto al numero di abitanti, ha 53 infetti ogni 100 mila abitanti, la Lombardia 649, ben oltre dieci volte tanto; Piemonte ed Emilia-Romagna sono attorno a quota 500. E non è solo un problema di Nord, Centro e Sud. Anche nelle regioni settentrionali ci sono province con una bassa diffusione del coronavirus. Alcuni esempi: le due province confinanti in due regioni che pure hanno pagato un prezzo molto alto alla pandemia, Rovigo (Veneto) e Ferrara (Emilia) quasi misteriosamente si sono salvate visto che oscillano tra i 130 casi ogni 100.000 abitanti dei rodigini e i 220 degli estensi, ben al di sotto della media di quella fetta d'Italia.



Coronavirus, l'infermiere della Croce Rossa: «Morti dappertutto, a Bergamo ho visto l'inferno»
 

Per inquadrare bene i numeri bisogna partire dalla diffusione del virus nelle province maggiormente colpite: in Lombardia (prendendo sempre come punto di riferimento i casi ogni 100.000 abitanti) oltre al triste primato di Cremona, ci sono Lodi a 1.179, Milano a 478 (in termini assoluti con 16mila casi è la provincia con più casi, ma la valutazione cambia se si ragiona sulla base del numero di abitanti), Bergamo e Brescia poco sotto 1.000. Però anche in Lombardia c'è l'isola felice di Varese (236 casi ogni 100.000 abitanti). In Emilia spicca Piacenza, territorio di fatto unito a quello di Lodi, con 1.149 casi ogni 100.000 abitanti, mentre ha tutto sommato limitato i danni Bologna (363); anche la Romagna resiste (354 Forlì-Cesena, 236 Ravenna), con l'eccezione di Rimini, dove è stata anche creata una zona rossa che ha evitato danni maggiori (532). In Piemonte, dove purtroppo il numero dei contagiati sta crescendo più rapidamente delle altre regioni nelle ultime settimane, a soffrire maggiormente è Alessandria (660 casi ogni 100.000 abitanti), mentre Torino ha un dato simile a quello di Milano e Genova (433). Tra le grandi città, Venezia ad esempio è in una situazione migliore, perché il suo coefficiente è fermo a 248. Ma come si diceva anche il Nord non è tutto uguale: in Friuli-Venezia Giulia, se si esclude Trieste che ha dati simili a quelli di Torino, Milano e Genova, le altre province (Udine, Pordenone e Gorizia) sono tutte ben al di sotto dei 190 casi ogni 100.000 abitanti.

SCENARIO
Nell'Italia centrale la Toscana, malgrado le preoccupazioni di gennaio (una vita fa) per la folta comunità cinese di Prato, le cose stanno andando bene: sempre sulla base di 100mila abitanti, Firenze è a 253 casi, Prato 177, spicca Massa-Carrara con 470, ma già Livorno scende sotto 150. Nelle Marche c'è stato il drammatico focolaio di Pesaro-Urbino (oggi a 639 casi ogni 100mila abitanti), ma le altre province hanno dati meno pesanti. Scendendo a Sud, si materializza un'altra Italia, con numeri molto più rassicuranti: nel Lazio, Roma con 93 casi ogni 100.000 abitanti ha sovvertito tutti i pronostici, ed è tra le province sotto la fatidica percentuale dello 0,1 per cento, così come l'intera regione. L'Umbria è a 150 casi ogni 100mila abitanti, l'Abruzzo ha avuto delle fasi difficili, con varie zone rosse, ma i numeri restano molto più bassi di quelli del Nord: 190 casi ogni 100mila abitanti, si soffre a Pescara (340), ma L'Aquila ha dati incoraggianti (78).
Molto bene la Campania (e questo spiega l'ansia di De Luca di preservarla dagli effetti di nuovi arrivi dal Nord): su base regionale 68 casi ogni 100mila abitanti, la stessa Napoli tra le grandi città è quella che sta meglio (69) insieme a Palermo (33) e Bari (86). Ricapitolando: le Isole e il Sud sono una storia totalmente differente da quella del Nord. Basti pensare che in Sardegna nella provincia di Oristano ci sono appena 26 casi ogni 100mila abitanti, in tutta la Sicilia 53. La Puglia, dove il governatore Emiliano vorrebbe fare ripartire il turismo, il tasso di diffusione è basso, 86 su 100.000 abitanti, e ancora più incoraggiante nel Salento (56) e a Taranto (41). Ecco, decidere delle misure che valgano sia per la Val d'Aosta (860 casi ogni 100mila abitanti), sia per la provincia di Sud Sardegna (25) non sarà semplice.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Aprile 2020, 14:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA