Ferrari, il problema non è Leclerc, ma la SF1000 che non funziona: Binotto deve fare in fretta a recuperare
di Giorgio Ursicino

Ferrari, il problema non è Leclerc, ma la SF1000 che non funziona: Binotto deve fare in fretta a recuperare

Certo che non esiste un problema Leclerc. Charles è giovane e forte e domenica a Zeltweg ha fatto solo un passettino di crescita della sua promettentissima carriera. Chi ha pensato che potesse guidare come Hamilton si è sbagliato perché c’è un’enorme differenza di esperienza fra chi ha vinto 85 gran premi rispetto a chi, per il momento, ne ha vinti solo due. Sarebbe sbagliatissimo tornare sull’argomento, per un baby campione predestinato fa parte della naturale evoluzione gettarsi nel groviglio di una situazione concitata quando fra le mani si ritrova una carrozza che sembra una zucca.

Errori così li hanno fatti anche super Verstappen e sua maestà Lewis che, nella stagione d’esordio, buttò via un titolo Mondiale già vinto che gli avrebbe consentito di entrare nella leggenda senza aspettare le sette corone iridate che molto probabilmente metterà in bacheca quest’anno. Trionfare senza esperienza vale molto di più e Hamilton ancora ha gli incubi a pensare a quando, invece di ricevere gli onori, finì nella ghiaia cinese della corsia dei box. A confronto usare l’altra rossa seminchiodata come trampolino di lancio è come finire in testacoda durante i test invernali.

Archiviato l’autoscontro con un sorriso, a Mattia Binotto è tornato il muso lungo per il pantano tecnico in cui ha affossato le ruote la SF1000. Che la stagione del coronavirus non sarà una passeggiata solo perché bisogna usare la mascherina c’è più di qualche indizio, ma la sensazione forte è che le cose non possono essere così disastrose come appaiono. La Ferrari è sempre la Ferrari e, a parte la tradizione, uno dei team con il budget maggiore e con le strutture tecniche più sofisticate non può rimanere a lungo nelle palude in cui è precipitata. In pista le Frecce d’Argento non perdono un colpo neanche se le hanno verniciate di nero ed è molto probabile che metteranno in cassaforte il settimo titolo di fila (non ci è mai riuscito nessuno).

Hamilton non guida, dipinge poesia e quando avrà calibrato l’astronave sarà difficile batterlo. The Hummer, infatti, ha il piccolo pregio, oltre ad essere velocissimo, di non sbagliare mai. Senza pretendere sogni di gloria perché in Formula 1 non c’è mai stata una squadra forte come quella del diabolico Toto Wolff, una cosa i tifosi possono chiederla (dal primo all’ultimo...). Il Cavallino si deve rialzare in fretta e tornare a battagliare con i primi (almeno la Red Bull), come ha sempre fatto, anche nelle stagioni più amare (chiedere ad Alonso e Vettel...). Non può essere vero (e crediamo che non sia vero) stare dietro, oltre ai soliti noti, a McLaren, Racing Point e magari anche la Renault, team che hanno un budget neanche paragonabili.

L’incubo di battere la Mercedes ha mandato in tilt la nazionale Rossa? A questo punto può darsi, ma bisogna svegliarsi in fretta. Mattia, mentre raccoglievano i pezzi di carrozzeria, ha chiesto di impegnarsi tutti, di andare nella stessa direzione. Non lo deve chiedere, lo deve pretendere. E la via la indichi lui visto che, oltre a team principal, è anche responsabile tecnico. Un ingegnere veramente capace. Se non riuscirà a trovare in bandolo della matassa in poche gare sarà dura perché anche il coach più formidabile rischia di essere sacrificato di fronte alle figuracce.

Dove intervenire? Nessuno lo sa meglio del capo. Certo non si sa mai dove sono i rivali all’iniziò di una nuova stagione, ma bisogna fare un passo avanti rispetto alla vettura dell’anno precedente. Questo non si è ancora visto e siamo sicuri che c’è qualcosa che è andato storto e che Binotto raddrizzerà in fretta. A Maranello non sono mica diventati brocchi tutto insieme. L’arma segreta dal telaio con gli sviluppi adeguati siamo sicuri che uscirà, più difficile intervenire sulla powerunit. Non lascia ben sperare infatti il ghigno con cui gli avversari si mostrano sorpresi per le prestazioni del propulsore rosso. Probabilmente le soluzioni tecniche regolarissime che Maranello usava lo scorso anno, e che la Federazione ha leggermente corretto, davano più performance di quanto si potesse pensare.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Luglio 2020, 20:08
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