Ragazzi morti a Terni, il gip convalida il fermo del pusher: «Disposto a tutto pur di acquistare la cocaina»

di Corso Viola di Campalto
Il Giudice delle indagini preliminari di Terni Barbara Diogiovannantonio ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Aldo Maria Romboli con l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto, nell’ambito dell’indagine sulla morte di  Flavio Presuttari, 16 anni, e Gianluca Alonzi, di 15 anni, a quali è accusato di avere ceduto per 15 euro del metadone. Determinanti la sua confessione e le testimonianze dettagliate degli amici dei due minorenni.  Per l'accusa il pusher di 41 anni lunedì  scorso, intorno alle 21, ha incontrato i due adolescenti, ha versato del metadone in una bottiglietta di sciroppo, riempiendola a metà e poi diluendo il contenuto con acqua fino a riempirla, poi ha bevuto la sostanza insieme a loro e  ha lasciato loro la bottiglia, in cui erano rimaste circa due dita di liquido, ritrovata dai carabinieri  nella microcar di Gianluca.

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«L’effetto letale del metadone su Flavio e Gianluca -scrive nella convalida di arresto – è conseguenza dell’alta concentrazione del metadone che spesso viene utilizzato dai tossicodipendenti, può infatti avere una potenzialità letale se assunto da soggetti privi di tolleranza agli oppioidi. Quindi in soggetti non tossicodipendenti, l’efficacia della sostanza è tale che anche una minima quantità può determinare il decesso; i due ragazzi di appena 16 e 15 anni e non tossicodipendenti, per cui anche l’assunzione di una bassa concentrazione di metadone diventava per loro potenzialmente letale».
Per il giudice c’è anche la possibilità che il reato commesso da Aldo Maria Romboli possa essere reiterato: «La forte dipendenza dalla cocaina – scrive nell’ordinanza - impedisce all’indagato un’efficace autoregolamentazione nella gestione del rilevante quantitativo di metadone a sua disposizione. La  frequentazione di gruppi composti da soggetti minorenni e le offerte di sostanza stupefacente agli stessi, certamente ancora non dotati della completa maturità mentale, sono indici inequivocabili di una concreta e attuale pericolosità del Romboli e di una specifica propensione alla commissione di ulteriori delitti della stessa specie. A causa della dipendenza dalla cocaina l’indagato non è in grado di contenere i propri impulsi criminali ed è portato a cedere il metadone per ottenere il denaro necessario per acquistare cocaina, inoltre la pericolosità sociale può essere contenuta solo con la custodia in carcere».

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Aldo Maria Romboli durante la confessione ha riferito che i ragazzi erano a conoscenza che si tratta di metadone e non di codeina. Mentre, gli amici di Gianluca e Fabio hanno invece raccontato ai carabinieri l’opposto: «Ci hanno detto poco dopo al campetto del quartiere dove ci siamo visti lunedì sera che avevano ingerito codeina». Poi, il malore con i due giovani che hanno rigetto più volte un liquido biancastro, colore del metadone. 
Domani mattina il medico legale, Massimo Lancia e la responsabile del laboratorio di tossicologia forense dell’istituto di medicina legale di Perugia svolgeranno le autopsie. Sarà l’esame tossicologico a dire l’ultima parola sul quel veleno che ha provocato la morte di Gianluca e Flavio. Amici inseparabili anche nel rito funebre come è stato nella loro brevissima esistenza.
 
 

 
Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Luglio 2020, 17:52
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