Terni, il pusher mentì a Flavio e Gianluca. «Disse che la droga era codeina, non metadone»

di Alberto Favilla
TERNI Quindici euro per quel mixer di droghe che ha stroncato la vita di Flavio Presuttari, 16 anni, e Gianluca Alonzi, di 15 anni. Tanto erano stati valutati due manubrietti, (quelli usati nelle palestre per potenziare le braccia), che i due ragazzini, amici inseparabili, hanno venduto ad Aldo Maria Romboli. Il pusher di San Giovanni ora rinchiuso nel carcere di vocabolo Sabbione con l'accusa di aver causato la morte dei due ragazzini, in cambio ha fornito come contropartita quello che per due adolescenti doveva essere il purple drank, un mix formato da codeina e una bevanda gassata che nel giro di qualche minuto produce effetti sedativi e psicoattivi. Purtroppo conosciuto come la droga dei trapper. Mentre era metadone che il quarantenne, tossicodipendete, si procurava al Serd.

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«E' andata proprio così. Noi due eravamo lì vicino alla fontanella del campetto storico di San Giovanni dove è avvenuto lo scambio - raccontano, quasi piangendo, due amici dei ragazzi morti - e quel Romboli si è presentato con in mano una lattina di Fanta e una boccetta piccola di color bianco, di sicuro metadone, malgrado avesse detto che era codeina. Hanno parlato e poi hanno definito tutto. Loro, Flavio e Gianluca, hanno dato i manubrietti e si sono presi quella sorta di bevanda preparata dal Romboli stesso. Erano circa le 20 di quel giorno maledetto, che non dimenticheremo mai».
Flavio e Gianluca avevano in programma la solita partitella del lunedì sera nel campetto di fronte a Largo Mezzetti, per questo non sono tornati a casa per cena, verso le 21 l'incontro con Aldo vicino al parchetto e l'assunzione della droga: «Io sono tornato a San Giovanni, dopo cena, intorno alle 22, e loro erano davanti al campetto, quello di asfalto, dove di solito si gioca a pallone aggiunge uno degli amici a loro piaceva giocare a pallone e anche quella sera, pur non sentendosi bene, ci hanno provato a giocare, ma non stavano come sempre, non ce la facevano a correre, a reggersi in piedi, e si sono fermati».

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A quel punto la situazione è precipitata. «Verso le 23 Flavio non sentendosi bene, dopo aver rigettato, ha preso la sua micro car e se ne è andato a casa tanto che appena giunto alla sua abitazione ci ha telefonato dicendoci che era arrivato. Insomma, ci ha tranquillizzato, mentre Gianluca è rimasto con noi fino alle 1 di notte. Non stava bene per niente, verso le 11 e 30 sembrava riprendersi, quasi assuefatto, in realtà le cose non stavano così, si stava aggravando. Ha iniziato a vomitare roba bianca e il suo viso si è come spento, diventando violaceo. Noi abbiamo provato a dirgli che avremmo chiamato il 118 ma lui non voleva, diceva che si sarebbe ripreso. Non voleva allarmare la sua famiglia ma la situazione peggiorava sempre di più».
Il racconto degli amici di Flavio e Gianluca diventa frammentario. Si ferma. Sono presi entrambi dal pianto. Ma come sono stati quegli ultimi drammatici momenti? «Ad un certo punto Gianluca si è sdraiato sulla panchina, diceva che non riusciva a respirare bene e non ci capiva più niente, era confuso. Poco prima delle 1 ha deciso anche lui di andare a casa accompagnato da uno di noi. Sperava che dormendo sarebbe passato tutto».

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Ultimo aggiornamento: Venerdì 10 Luglio 2020, 15:58
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