'Nove volte per amore', Maurizio De Giovanni
​e i delitti passionali. "Napoli non è quella di Gomorra"
di Mario Fabbroni

'Nove volte per amore', Maurizio De Giovanni
e i delitti passionali. "Napoli non è quella di Gomorra"

Nove casi di cronaca nera, nove storie che hanno appassionato l'Italia ma che - spesso - non hanno avuto ancora una conclusione giudiziaria certa.

Maurizio De Giovanni, uno tra i maggiori giallisti italiani nonchè autore dei fortunati romanzi del commissario Ricciardi, rilegge alcuni eventi criminali nel libro Nove volte per amore proprio mentre in tv impazza e divide (sui social) la nuova serie di Gomorra.

Il lato oscuro è in ciascuno di noi?«Direi proprio di sì. L'anima oscura è dentro corpo e mente, quindi merita di essere raccontata. Vado alla ricerca di come si pone in essere la voglia di uccidere, tant'è che al lettore sembrerà di riconoscere vicende note come quelle di Yara Gambirasio, Sarah Scazzi, Salvatore Parolisi, Chiara Poggi e Alberto Stasi, Erika e Omar. Invece si tratta di racconti di fantasia».

Voglia di uccidere: nella fiction Gomorra ce n'è per tutti i gusti. Le piace guardarla in tv oppure si colloca tra quelli contro?«Gomorra è una fiction, appunto. Come napoletano non mi sento offeso. E neppure gli abitanti della zona a Nord di Napoli, quella di Secondigliano e Scampia, credo si sentano troppo coinvolti. Certo è che non racconterei mai Napoli in questo modo».

Il commissario Ricciardi infatti è ambientato nella Napoli degli anni 30: un modo per dribblare la camorra?«No, semplicemente la camorra e le sue dinamiche non mi interessano. Per raccontarla, bisogna conoscere bene la macchina che la muove, che ne determina le dinamiche. A me invece piace raccontare la città ed i suoi luoghi attraverso i delitti passionali. Per scandagliare le motivazioni che scatenano la mano dell'uomo nel commettere, appunto, un delitto».

Eppure il libro I Bastardi di Pizzofalcone sta per diventare un film, che andrà in onda in autunno su Rai Uno. Non teme il confronto con Gonmorra?«Per niente. Stavolta siamo nella Napoli dei giorni nostri, ma vista sempre dal punto di osservazione delle forze dell'ordine. Poliziotti inviati in un commissariato che deve chiudere e che ritrovano un insperato spirito di squadra».

A proposito di squadra, lei scrive sui giornali anche del Napoli...«Una passione, una malattia. Essere scrittore in questo caso non c'entra proprio nulla».

Come giudica i social? «Ho migliaia di fans, una responsabilità. Dei social mi fa paura l'effetto prodotto su quelli che ritengono la propria vita virtuale più importante di quella reale».

Un altro lato oscuro?«Gia...».
Martedì 17 Maggio 2016, 08:47
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