Movida, da Trastevere a piazza Bologna i residenti minacciano di denunciare il Comune
di Raffaella Troili

Roma, movida, da Trastevere a piazza Bologna i residenti pronti a denunciare il Comune

Movida, i romani affilano le unghie, dopo la notizia che il Comune di Torino è stato condannato dal Tribunale a pagare un risarcimento di quasi 1,2 milioni di euro a 29 residenti del quartiere di San Salvario, che fecero causa alla città «per non aver assunto le misure necessarie a contenere entro i limiti di legge i rumori notturni provocati dalla movida». Dopo anni di proteste e segnalazioni, quantomeno un risarcimento. Che rischia di essere un importante precedente anche se a sentire i comitati e le associazioni delle zone più movimentate della capitale, la speranza è che l'azione legale non diventi l'unica strada.

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Da Ponte Milvio al Pigneto, da San Lorenzo a Testaccio, da Campo de' Fiori a Trastevere gli animi sono esasperati, da sempre. La convivenza senza regole nei luoghi di ritrovo della città resta un problema aperto. Dina Nascetti, presidente di Vivere Trastevere non usa mezzi termini: «Noi stiamo aspettando che torni la movida per fare la stessa cosa che hanno fatto a Torino, perché anche ora, quando riaprono per due o tre giori c'è un caso totale, non si riesce a camminare. Stiamo solo aspettando. Siamo tanti, e tante le zone interessate: vicolo del 5, piazza Trilussa, via del Moro, poi la parte di piazza della Malba e i dintorni di piazza San Cosimato. Tante le aree dove c'è la movida, Trastevere è abbastanza ampia specie la parte sotto tutela dell'Unesco. Insomma faremo esattamente quello che hanno fatto a Torino, porteremo al giudice certificati medici, chiameremo l'Arpa, stiamo seguendo la vicenda da tempo, per emularli.  Anche con due finestre doppie non si riesce a dormire, fino alle quattro, alle cinque del mattino, a far baldoria non sono solo giovani anche persone di una certa età perchè Trastevere ha un'attrattiva particolare, qui ti puoi ubriacare senza che nessuno ti dica niente».

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Soddisfatta anche Viviana Di Capua, presidente dell'associazione Abitanti centro storico: «Una sentenza che va a riapagare tutte le denunce dei cittadini e può valere per tutte le città: i residenti del centro storico non vengono mai ascoltati, abbiamo così trasformato i nostri rioni, quartieri in luoghi deputati a un basso commercio, basso turismo, a una movida sfrenata con la distruzione di parte di quel che era l'uso abitativo delle nostre città. Questa sentenza del tribunale di Torino può essere un precedente ma va detto che deve essere anche un monito affinché chi governa le città si prenda carico del rispetto dei cittadini. Spero che questa pandemia sia un'occasione per rivedere un po' tutta la vita delle città, i luoghi storici, l'immissione dell'abitato, lo prevede anche l'Unesco. Plaudo ai cittadini che si sono organizzati hanno sofferto e subito prima di passare alle vie legali. Noi abbiamo avuro solo amministrazioni attente solo al business che non si sono mai curate di quel patrimonio che è una città come Roma. Bene questa sentenza ma faccia riflettere chi deve emanare le norme».

Un coro unanime arriva da Roma. Da Monti, la consigliera del I Municipio Nathalie Naim conferma: «Ci sono già persone che nelle nostre chat hanno espresso chiaro il desiderio di muoverci così anche noi. Nel frattempo tanti residenti sono scappati, per via della movida, hanno venduto anzi svenduto le loro abitazioni, qui non si può più vivere, è un inferno, il prezzo delle case è sceso vertiginosamente rispetto ad altri quartieri, dunque molti sono intrappolati qui. Ora questa sentenza ci dà una spinta,nelle char se ne parla, girano gli articoli. Sicuramente sarebbe una strada da intraprendere,  un precedente molto importante e giusto. Ma l'ammnistrazione ha il dovere dii salvaguardare tutti gli interessi:  a Roma il residente è completamente abbandonato, bistrattato anche dalle forze dell'ordine e forse anche dai giudici».

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Per l'avvocato Cristiana De Paolis, presidente del comitato anti-movida piazza Bologna, anche «una notizia importante, che abbiamo diffuso come comitato anche sui social: perché  il giiudice stabilisce che c'è un obbligo a carico dei Comuni di tutelare la salute dei residenti e non facendolo le amministrazioni sono inadempienti e c'è quindi il diritto a un risarcimento da parte dei residenti. Inadempienza vuol dire lunghe estenuanti lotte contro la movida perché esiste una sorta di quiescenza delle istituzioni, come se il fenomeno fosse da accettare, come se fossero quattro ragazzini e quattro esercenti da tutelare. Intanto abbiamo ottenuto che alcune nostre aree debbano avere un interesse prevalente alla salute al riposo e alla qualità della vita. Un altro aspetto è il degrado, l'ambiente, lo spaccio la microcriminalità che questi luoghi attirano, in particolare in questo momento gli spacciatori di alcol che fanno pensare alla malavita e i cittadini hanno paura. Divertirsi in questo modo viola il diritto alla salute e non è più consentito: noi anche partendo da questa giurisprudenza ci muoveremo, è importante che altri comuni d'Italia da Napoli alla Toscana abbiano intrapreso azioni giudiziarie. Anche noi valuteremo azioni analoghe, l'ideale sarebbe farlo con gli altri comitati, degli altri quartieri interessati»

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Ultimo aggiornamento: Sabato 27 Marzo 2021, 01:35
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