Movida, l’effetto solo fra 15 giorni: il sì alla mobilità con dati parziali

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di Mauro Evangelisti
Nel tabellone sul numero dei contagi quando vedremo gli effetti degli aperitivi ai Navigli a Milano, delle birrette a Campo de’ Fiori a Roma, della vita notturna che si è riaccesa da Nord a Sud a partire dal 18 maggio? Facciamo una ipotesi: i ragazzi s’incontrano, si frequentano, alcuni sono imprudenti perché non usano la mascherina, altri non rispettano le distanze; il giovane A, che è asintomatico, contagia senza saperlo il giovane B e il giovane C che ha incontrato per bere un mojito; trascorre almeno una settimana, B e C stanno bene, perché spesso i ragazzi non sviluppano i sintomi. In casa però frequentano nonni e genitori e trasmettono a loro volta il coronavirus.

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Ecco, dopo alcuni giorni, arrivano i sintomi tra i più anziani, viene chiamato il medico e chiesto il tampone, trascorre un’altra settimana, finalmente la Asl, la Regione e successivamente il Ministero della Salute vengono a conoscenza che il nonno di B e la madre di C sono positivi. Tra la serata a base di mojito e la scoperta delle nuove infezioni sono trascorse almeno tre settimane. Succederà? Non lo sappiamo, non è possibile dare una risposta, speriamo di no.

INCOGNITE
Ma una cosa è chiara: non lo sapremo neanche il 2 giugno, vale a dire alla vigilia delle prossime aperture che consentiranno di viaggiare da una regione all’altra, di andare in vacanza quanto meno in Italia, con il rischio che la circolazione di Sars-CoV-2 raggiunga anche le località del Salento, della Sicilia, della Calabria, della Sardegna dove fino a oggi è stata, fortunatamente, assai limitata. Sia chiaro: sarebbe stupido soffermarsi solo sulla vita notturna dei ragazzi, perché gli stessi rischi di trasmissione nascosta del virus si stano correndo sui bus, sulla metropolitana, nei centri commerciali, nel corso delle funzioni religiose.

Però il 3 giugno non sarà trascorso tempo sufficiente dal 18 maggio per capire se il virus stia correndo sotto traccia nel lungo percorso tra asintomatici e sintomatici, o se invece l’incendio sia spento. «Ciò che sappiamo, e questo lo si può già affermare con una buona dose di certezza - spiega il professore Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore - è che le parziali riaperture del 4 maggio, quando è stato allentato il lockdown, non hanno avuto contraccolpi. Tutti gli indicatori confermano una diminuzione della circolazione del virus. Per le conseguenze del 18 maggio bisognerà invece ancora attendere».

Venerdì sarà compilata la nuova tabella di valutazione, sulla base dei 21 indicatori compresi nel decreto del ministro Roberto Speranza, dell’andamento dell’epidemia nelle regioni. Al di là delle saltuarie e del tutto già superate situazioni di moderata attenzione che erano state segnalate prima in Umbria e Molise, poi in Valle d’Aosta, i dubbi che dai numeri continuano a emergere riguardano il Nord-Ovest. Sia pure con una flessione evidente, la Lombardia anche ieri ha proseguito con un ritmo di crescita a tre cifre (159 casi), rendendo evidente la differenza con le tante regioni a zero casi (Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna, Provincia autonoma di Bolzano). Il Nord-Ovest (Lombardia, Liguria e Piemonte) da solo ha i due terzi dei nuovi casi registrati in Italia. Questo renderà più scivolose le decisioni che il governo dovrà prendere, nel giro di pochi giorni, in vista del 3 giugno.

LENTEZZA
E si torna al nodo della lentezza di una eventuale ripartenza della circolazione del virus, che potrebbe manifestarsi quando i confini delle regioni saranno stati già riaperti. Per questo il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, avverte: «Risulta quanto mai importante che, anche ora che si può andare al ristorante o al pub, tutti, giovani compresi, abbiano dei comportamenti prudenti: le distanze vanno mantenute anche all’aperto, le mascherine devono essere utilizzate. Se rendiamo difficile la circolazione del virus, eviteremo brutte sorprese dopo il 3 giugno».


 
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Maggio 2020, 12:28
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