Alvin, il bambino tornato dalla Siria sotto choc: «Mamma è morta in un bombardamento, io ero vicino a lei»

Il piccolo Alvin, il bambino portato in Siria nel 2014 dalla mamma jihadista che voleva farlo arruolare e combattere nell'Isis, è ancora sotto choc: tornato in Italia lo scorso 8 novembre, la settimana prossima sarà ricoverato e operato per la ferita alla gamba subita nell'esplosione in cui morì proprio sua madre. «Mia mamma è morta in un bombardamento, io ero vicino a lei», ha detto, in sostanza, in un'audizione protetta con un psicologo.

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Da quanto si è saputo, inquirenti e investigatori, confrontandosi con lo psicologo, hanno deciso stamani di sentire soltanto per poco il bambino, che ancora presenta, è stato spiegato, uno stato di choc molto elevato per il trauma emotivo. Lo ascolteranno ancora più avanti, ma non prima di un mese, dopo che sarà stato ricoverato ed operato per la grave lesione alla gamba che ha subito proprio a seguito di quell'esplosione. L'audizione è avvenuta davanti agli investigatori del Ros, delegati dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Alessandro Gobbis. 



Il bambino stamattina, in sostanza, ha confermato, ovviamente tra le lacrime, che ha visto la madre morire in un bombardamento e che lui in quel momento era a fianco a lei ma si è salvato. Ha spiegato che il bombardamento è avvenuto quando erano in un altro campo profughi, sempre in Siria, non in quello di Al Hol da cui il piccolo, grazie ad un'operazione delicata di magistrati, forze dell'ordine, Croce Rossa e 007, è stato portato via e fatto rientrare in Italia. Il bimbo non si ricorda quando è avvenuto quel bombardamento che ha ucciso la mamma, si ricorda soltanto che faceva «molto caldo». I medici forse proprio dalla ferita del piccolo potranno dire a quando risale l'esplosione.



Il bambino l'8 novembre era tornato finalmente in Italia, dopo quasi 5 anni in Siria (la mamma l'aveva portato via dall'Italia il 17 dicembre 2014), e ha potuto riabbracciare il papà, dopo che era stato strappato anche alle sue due sorelle e inserito nello 'Stato islamico'. Dopo la caduta dell'Isis e la morte della madre di origine albanese, il bimbo viveva nell'area 'orfani' di Al Hol, campo profughi nel nord est della Siria sotto il controllo dei curdi e che ospita oltre 70 mila persone, in gran parte compagne e figli di combattenti jihadisti morti o in prigione. Probabilmente solo più avanti inquirenti e investigatori potranno sapere da lui cosa ha passato in quei lunghi anni in Siria, dove ha visto tutto l'orrore del Califfato. 


Giovedì 14 Novembre 2019, 12:36
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