Sole e passeggiate, la zona rossa parte senza l'effetto lockdown
di Jacopo Ottenga Barattucci

Sole e passeggiate, la zona rossa parte senza l'effetto lockdown

A parte la circolazione di veicoli e persone appena più contenuta lungo le vie del centro di Pescara, il primo giorno di zona rossa per limiitare la diffusione del coronavisur non è stato poi così diverso dai precedenti in arancione, anche perché rispetto a marzo gli spostamenti autorizzati sono aumentati. La giornata mite e soleggiata di ieri ha indotto molti a uscire di casa, per spese e commissioni o anche semplicemente per andare a zonzo, orientarsi tra gli esercizi aperti e chiusi, passeggiare sul lungomare e intrattenersi a conversare sulle panchine, una condizione di normalità che rischia di sortire effetti opposti al contenimento del contagio da Covid-19. Pochi i controlli delle forze dell’ordine, la Prefettura ha fatto sapere che nei primi giorni si punterà sul metodo persuasivo e non sanzionatorio, un adattamento graduale che passerà anche attraverso la riorganizzazione di alcuni servizi.

 

 


Tua ha già annunciato da stamane la riduzione delle corse serali (ultima partenza dai capolinea ore 21) e la rimodulazione delle frequenze per alcune tratte. A percepire da subito il cambio di colore sono stati invece gli esercenti, a partire dalle categorie costrette ad abbassare le saracinesche, calzature, gioiellerie e abbigliamento. «Se dobbiamo fare un sacrificio facciamolo tutti – dichiara Enzo D’Ottaviantonio, presidente provinciale di Federmoda e titolare della boutique Ed’o di via Trento -. C’è un controsenso di fondo perché tra zona rossa e arancione la differenza è minima, dato che alcuni codici Ateco possono restare aperti e le persone sono giustificate ad uscire. Sembra che il comparto dell’abbigliamento sia più rischioso di altri. Dal primo lockdown siamo usciti con le ossa rotte, abbiamo subito perdite fino all’80%, proprio ora ci apprestavamo a ripartire. Abbiamo i magazzini pieni di acquisti fatti sei mesi fa, a fine novembre ci sono diverse scadenze e stiamo discutendo con i fornitori, anche loro in difficoltà, per dilazionare i pagamenti».

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Non se la passa meglio chi è rimasto aperto, negozi di telefonia, cosmetici, biancheria intima, calzature per bambini, abbigliamento sportivo. A fine mattina i clienti si contano sulle dita di una mano, i commessi passano il tempo a riordinare gli scaffali e lucidare le vetrine. La speranza è che le magre entrate coprano almeno le spese di gestione. «Queste vie di mezzo servono a poco, stiamo pagando il mancato potenziamento della sanità e i comportamenti individuali scorretti» dicono due dipendenti di Snipes. «Da una media di 20 clienti prima del Covid, sono passato ai 15 di un paio di settimane fa e ai 5 appuntamenti di oggi – a parlare è Stefano Ciccocelli, titolare di Exit, barbiere e parrucchiere in via Carducci -. Se i ristori sono i 600 euro di marzo e aprile meglio lavorare, noi teniamo duro, se poi sono necessarie chiusure generalizzate ci adattiamo, la salute prima di tutto». Qualcosa è cambiato in peggio persino per bar e ristoranti già chiusi in zona arancione. «Anche i clienti abituali, che dovendo sbrigare altro prima si fermavano per un caffè da asporto, potendo uscire adesso solo per comprovati motivi ne fanno a meno – commenta Carlo Miccoli, proprietario di Caffè Excelsior e presidente di Fipe Confcommercio -. Chi ha il locale di proprietà magari può permettersi di chiudere, per noi gli affitti sono alti, i dipendenti sono in cassa integrazione, e anche pochi caffè costituiscono una soluzione tampone. Per i ristoranti è un periodaccio, l’asporto non funziona. Alcune attività, ad esempio le gioiellerie, avrebbero potuto restare aperte, con gli ingressi contingentati non ci sono poi grandi rischi, invece così molti non riapriranno. Forse sarebbero stati più utili lockdown circoscritti con l’emergere dei primi focolai».
«Si sarebbe anche potuta considerare l’ipotesi di differenziazione tra province - la considerazione di Nino Di Lorito, Tabaccheria del Corso -. Qui a Pescara abbiamo tutto sommato pochi casi, nell’Aquilano e nel Teramano invece i numeri sono altri». L’unica certezza è che al Natale non si vuole rinunciare. Le luminarie allestite ieri in corso Umberto introducono al clima di festa. Si confida che le misure conducano ad una progressiva diminuzione dei contagi, mentre dai commercianti si leva un monito: «Che non sia un “liberi tutti” o a gennaio saremo da capo».
 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Novembre 2020, 09:37
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