Gli animali fantastici di Harry Potter, fantastici ma senz'anima
di Boris Sollazzo

Gli animali fantastici di Harry Potter, fantastici ma senz'anima

Dopo aver letto tutta la produzione della Rowling e visto tutti i film potteriani senza esserne stato contagiato, ci si sente esclusi da una grande comunità, incapaci di empatia verso un modo ben (de)scritto, pensato e portato avanti, ma freddo più del sangue dei vampiri di Twilight. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald forse serviva anche a questo, a portar tutti all'alba di quel mondo con un secondo prequel più politico, più umano, più contraddittorio. E non a caso sceneggiato dalla mitica J.K.. Laddove abbiamo visto crescere Harry e i suoi amici in un mondo omerico, con tanti (troppi?) archetipi a definirne l'epica, qui abbiamo una magia marveliana, dal supercattivo inquietante a effetti speciali, acrobazie e scontri coreografati a confezionare un'opera produttivamente ambiziosa, a livello di intrattenimento apparentemente perfetta.


Il problema, però, sta nel rintracciare l'anima di un film che sembra lacerato tra la voglia di diventare qualcos'altro, di più adulto e complesso, come evidenzia il piano sostanzialmente nazista del Mago Oscuro e quel Ministero della Magia che profuma di Trump e Salvini, così come nel constatare che c'è un livello di spettacolarità, nella saga, che deve rimanere alto per accontentare gli appassionati.

David Yates, che ha diretto gli ultimi 4 film di Harry Potter e già il primo Animali Fantastici, sembra quasi un tutore dell'universo potteriano, più che un regista. Attento a calibrare gli ingredienti noti, volto solo a chiudere al meglio una tappa di passaggio in una storia più complessa. Dimenticando che però, un film, ha bisogno di poter essere visto anche da chi non conosce il prima, dopo e durante di Hogwarts e dintorni. O forse no, perché i numeri degli incassi ci dicono che l'esercito di Harry basta e avanza per un grande successo di pubblico. Da dimenticare l'ormai bolso e consumato Johnny Depp, abbagliante Zoe Kravitz, si salva Jude Law che dà ad Albus Silente quell'ambiguità necessaria al suo vissuto. La cura Sorrentino, all'attore britannico, ha fatto un gran bene.
Giovedì 29 Novembre 2018, 05:01
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