«Diciamo, appunto, praticamente». Che stress origliare le interrogazioni in Dad
di Raffaella Troili

«Diciamo, appunto, praticamente». Che stress origliare le interrogazioni in Dad

«Diciamo, cioè, appunto...». Capita di questi tempi di imbattersi in un’interrogazione del figlio in dad. Di cadere in tentazione e origliare cose che non avremmo mai saputo, una serie di silenzi (o riflessioni), balbettii (o ripensamenti) di cui se fossero stati a scuola non saremmo mai venuti a conoscenza. Bastava un “mamma ho presto 7-“ e non si approfondiva più di tanto. L’arte dell’orazione mista alla fifa dell’interrogazione erano fatti loro. E così dovrebbero essere. Se non fosse che in dad siamo tutti qui, e se una voce stentorea o incerta, dietro la porta chiusa colpisce la mamma di passaggio in corridoio è finita. Si metterà a contare quante volte il figlio argomenta quanto richiesto intercalando con un diciamo (una ventina), un appunto (quasi 30) un bel po’ di praticamente, tipo, per esempio, e tutta una serie di frasi fatte che escono mentre pathos e cervello contestualmente si organizzano tra loro. C‘è chi non ce la fa, la maggior parte delle mamme a casa a quell’ora, l’ora dell’interrogazione, prende ed esce, di corsa. Affari suoi, come sempre. Inutile star lì a scoprire che quella battuta pronta, parlantina, prosopopea, quella gran proprietà di linguaggio insomma, davanti alla prof e a un’interrogazione spesso spariscono in un diciamo.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 24 Marzo 2021, 00:10
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