Riaperture e tasse operai in piazza con i commercianti
di Aurora Provantini

Riaperture e tasse
operai in piazza
con i commercianti

TERNI Doveva essere un primo passo verso la normalità e invece è diventato un altro motivo per protestare. La riapertura di bar e ristoranti a pranzo e a cena, esclusivamente all’aperto e con il coprifuoco alle 22, ha fatto storcere il naso ad un’immensa platea di proprietari di pubblici esercizi. Caselli autostradali bloccati e, ieri, pure la E45 all’altezza di Perugia, per dire no ad un decreto discriminatorio. A Terni un gruppo spontaneo di baristi, ristoratori, titolari di palestre e di scuole di musica, lavoratori dello spettacolo, parrucchieri ed estetiste, scenderanno in piazza giovedì 22 aprile. L’appuntamento è fissato per le ore 10 di fronte alla Bct. Una di quelle vele utilizzate in campagna elettorale sta promuovendo l’iniziativa in ogni parte della città: «Ci piacerebbe che aderissero i lavoratori della Sangemini, della Treofan e dell’ Ast» – dichiara Mario Isola, l’anima della manifestazione ternana. «Se si ferma la ristorazione si ferma tutto il settore dell’Horeca, per questo sarebbe importante che almeno i dipendenti degli stabilimenti delle acque minerali scendessero in piazza con noi. E comunque è tutto il tessuto economico che sta soffrendo», aggiunge Isola. 
Riccardo Liti, Marcello Rellini e Michele Leone, delle Rsu di stabilimento di Sangemini e Amerino, in un comunicato unitario, annunciano la loro adesione. Anche Umberto Trotti, con un ristorante in Valnerina, parteciperà alla mobilitazione: «Ho contratto il Covid-19 lo scorso autunno in maniera severa. Sono stato ricoverato in ospedale a lungo e si può dire che ancora non sono del tutto guarito, perché questo virus mi ha lasciato seri problemi alla vista e i miei polmoni stanno funzionando al 60 per cento. Dei miei sei dipendenti, però, non se ne è ammalato neanche uno, segno che nei ristoranti i protocolli anti contagio funzionano». Riaprirà ad inizio maggio, Trotti, «sperando in un innalzamento delle temperature». «Avendo una veranda priva di muratura mi posso considerare fortunato, perché è riparata e mi consente di lavorare anche in caso di pioggia, ma mi metto nei panni di chi non ha sfoghi all’esterno, dal momento che non è assolutamente consentito cenare al chiuso neanche con un distanziamento di dieci metri tra ospiti» Il problema si pone soprattutto per i locali del centro storico: «Le autorizzazioni già rilasciate sono state prorogate fino a fine giugno e senza costi. Bisognerà capire come si intende procedere nell’ipotesi di una ripartizione equa degli spazi cittadini in modo da andare incontro un po’ a tutti». Caterina Casadei, con il ristorante in via Cavour, si preoccupa anzitutto di quando riaprire: «Certo non posso decidere oggi. Devo capire che tempo farà il 26 prima di acquistare le materie prime. Se non si potrà servire ai tavoli interni ai locali per tutta l’estate ci si dovrà anche organizzare con degli ombrelloni o delle tettoie». Prima di fare nuovi investimenti i ristoratori cercano di capire su quali spazi potranno contare. Proprio oggi, a Palazzo Spada, è stata convocato un tavolo con le associazioni di categoria. Ma il 26 è dietro l’angolo e ci si aspetta un piano di intervento prima di allora.

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Aprile 2021, 09:59
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