McKennie, un americano alla corte della Juventus che ha Totti come idolo
di Timothy Ormezzano

McKennie, un americano alla corte della Juventus che ha Totti come idolo


Un americano a Torino. E’ il McKennie-Day, il giorno del primo statunitense dell’ultracentenaria storia della Juventus nonché il quarto del campionato di serie A dopo Lalas (Padova), Onyewu (Milan) e Bradley (Chievo e Roma). «Grazie, grazie. E’ un onore essere qui», dice il centrocampista masticando le sue prime parole in italiano. Se Weston McKennie giocherà circa il 60% delle partite stagionali, la Vecchia Signora dovrà versare ben 30 milioni allo Schalke 04 tra prestito e riscatto comprensivo di ricchi bonus. Non poco, insomma, per un attore non protagonista che comunque ha una grande voglia di prendersi il centro della scena.
Per ora, il 22enne sogna ad occhi aperti: «Non accade tutti i giorni di avere un maestro come Pirlo e di giocare con alcuni calciatori che fino a poco tempo fa vedevo soltanto nei videogame, come Cristiano Ronaldo che mi ha subito colpito per la grande professionalità. Sono un loro fan, a volte vorrei quasi fotografarli». L’idolo di McKennie è però un altro. Del Piero? Macchè, Totti: «Da giovane ammiravo la grande classe di Francesco - dice con estrema sincerità -. Lui mi ha particolarmente influenzato».
Grandi manovre a centrocampo. Se Arthur ha preso il numero 5 liberato da Pjanic, la targa di McKennie è invece il 14 lasciato da Matuidi. «Il mio ruolo ideale? Mi diverto a giocare box to box, da un’area all’altra, da numero 8. Amo riconquistare palla e ripartire. Ho già parlato con l’allenatore, gli piace come mi muovo e passo il pallone, siamo sulla stessa lunghezza d’onda».
Oltre alle questioni tattiche ci sono quelle commerciali: il club bianconero vede nel nazionale Usa anche un ambasciatore per consolidare il suo business a stelle e strisce: «La Juve è molto affermata pure negli Stati Uniti, ma forse posso promuovere ulteriormente il brand indossando con orgoglio la maglia di questo club che ha una grande storia».
Cresciuto in una base militare in Germania, a 11 anni McKennie ha deciso cosa avrebbe fatto da grande: «Ho detto a mia mamma che il calcio mi piaceva al 99,9%, mentre il football americano al 99,8%. Ecco come ho scelto». La scelta di appoggiare il movimento Black Lives Matter, come aveva già fatto nel recente passato, è ovviamente confermata: «Ho cercato di avere un ruolo di guida in Germania - conclude McKennie -, non cambierò certo idea per aver cambiato nazione».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 7 Settembre 2020, 17:54

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