Albertosi: «Italia a Messico '70? Eroi in tre settimane»
di Marco Zorzo

Albertosi: «Italia a Messico '70? Eroi in tre settimane»

Messico e nuvole il tempo passa sull’America, il vento suona la sua armonica che voglia di piangere ho... Così cantava Enzo Jannacci, in una delle sue più famose canzoni. Il refrain ci sta tutto. Quel Mondiale domenica compie 50 anni. «Tre meravigliose settimane da raccontare». Enrico Albertosi è stato uno dei protagonisti azzurri di quel Mexico 1970, guardiano dei pali di un’Italia che aveva iniziato il cammino in punta di piedi: un golletto di Domenghini alla Svezia, nell’esordio, poi doppio 0-0 con Israele e Uruguay. Prima della grande esplosione italiana.
Albertosi, l’approccio di quel Mondiale?
«Il nostro obiettivo iniziale era di passare il primo turno. Quello che sarebbe arrivato dopo era tutto guadagnato. Vero che eravamo i campioni d’Europa, ma quattro anni prima, in Inghilterra, avevamo fatto una figuraccia mondiale con la Corea del Nord... Ma c’era anche il mio aspetto personale».
Vale a dire?
«Beh, per me era il terzo Mondiale, però mai ero andato oltre il girone iniziale. Guardate che i primi nostri avversari non erano da buttare. Gli israeliani, per esempio, correvano come dei pazzi, mentre quelli dell’Uruguay sapevano pure menare...».
La svolta?
«Naturalmente la vittoria ai quarti contro i padroni di casa del Messico. Ci avevano portato a Toluca, a 2600 metri di altitudine. Insomma, credevano di farci fuori tranquillamente. Nel primo tempo, chiuso 1-1, un po’ di difficoltà l’abbiamo avuta per via della respirazione. Poi Riva e Rivera hanno fatto la differenza. Dopo quel 4-1 abbiamo avuto la consapevolezza che potevamo essere protagonisti di quel Mondiale».
Già, eccoci a Italia-Germania 4-3, la semifinale...
«Partita unica, impensabile. Meravigliosa: la gara del secolo, come riporta la targa che c’è ancor oggi allo stadio Atzeca di Città del Messico. Partita irripetibile».
Tanto che hanno fatto pure un film.
«Già. Non fu particolarmente bella nei 90’ regolamentari. Noi subito avanti con Boninsegna e Schnellinger che pareggia al 92’. Poi mi dirà che si trovava lì perché era vicino all’uscita del campo. Pensava fosse finita...».
Supplementari irripetibili, vero?
«Una girandola di emozioni, fino al 4-3 di Gianni (Rivera, ndr), che poco prima lo avevo seppellito di insulti sul 3-3 di Muller».
Italia stanchissima in finale, vero?
«Eh, il nostro capolavoro incompiuto. Avevamo di fronte il miglior Brasile della storia. Pelè a parte, avevano altri 9 numeri 10, con solo un portiere mediocre (Felix, ndr). Però fino a metà ripresa siamo stati in partita: il gol di Gerson ci tagliò le gambe. Amen. Ma sono state tre settimane indimenticabili, da raccontare sempre».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 28 Maggio 2020, 09:42