Il vaccino protegge anche dal Long Covid. Andreoni: «Buona notizia, non era scontato»

Il vaccino protegge anche dal Long Covid. Andreoni: «Buona notizia, non era scontato»

Il primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) poi spiega: "Presto per togliere mascherine anche al chiuso, i casi sono sottostimati"

I vaccini contro il Covid? Efficaci anche contro i sintomi tipici del Long Covid. Lo ha spiegato il dottor Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit): «La massiccia campagna vaccinale ha conseguenze positive anche sul post malattia. Lo dimostrano i dati sul Long Covid del 2021 e del 2022, messi a confronto».

 

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Vaccini, efficaci anche contro il Long Covid

Stiamo cercando di definire meglio questo tipo di analisi, ma direi che c'è una differenza tra il long Covid dopo la campagna vaccinale e i casi visti nel periodo in cui non avevamo il vaccino - evidenzia Andreoni all'AdnKronos Salute - La sensazione quindi è che l'immunizzazione protegga dal long Covid. Devo dire che non era scontato». L'esperto spiega infatti che, «pur avendo oggi una malattia meno aggressiva, non vuol dire che non potessero esserci conseguenze dopo. Infatti, nella prima fase della pandemia il long Covid si è registrato anche in chi ha fatto forme blande di malattia». Quindi «effettivamente l'immunità vaccinale potrebbe ridurre il post Covid». E i non vaccinati? «Sono molto di meno - risponde l'infettivologo - e il post Covid colpisce un terzo dei pazienti. È chiaro che chi non è vaccinato rischia di avere, dopo la malattia, qualche conseguenza in più, anche molto simile a quelle che vedevamo nel 2020-21».

 

Covid, Andreoni: «Presto per togliere le mascherine al chiuso»

«La mascherina al chiuso è utile ma non è la panacea. È chiaro però che non possiamo togliere l'obbligo proprio ora con questa grande circolazione del virus. Stiamo commettendo una grave errore a fare proclami ogni giorno dando date o indicazioni che poi cozzano con l'evoluzione della situazione epidemiologica di cui non possiamo fare previsione certe». Così all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), interviene dopo le parole del ministro della Salute Roberto Speranza che ha ricordato come «la circolazione del virus è ancora significativa e serve usare mascherina», rimandando lo stop all'obbligo al chiuso ipotizzato per maggio. Secondo Andreoni: «È auspicabile che il virus circoli meno nei prossimi mesi caldi ma da qui ad avere un data certa per dire che toglieremo le mascherina al chiuso ce ne passa». Fine maggio o primi giugno? «Possibile, visto quello che è accaduto nei due anni passati», conclude.

 

Covid, Andreoni: «Il virus circola, casi sottostimati»

«È evidente che ci sono migliaia di casi Covid sommersi, non diagnosticati e che non sono registrati nel bollettino quotidiano ufficiale. C'è una circolazione molto più ampia rispetto al report. Non credo sia un problema solo italiano ma anche di altri Paesi. È probabile che dietro questo fenomeno ci sia una stanchezza generale rispetto alla pandemia e la percezione dell'inutilità, oggi, di una diagnosi certa, e poi anche la diffusione dei test di autodiagnosi. È passato il messaggio che il Sars-CoV-2 è diventata una influenza e quindi non serve verificare se si è positivi o meno». Lo spiega all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), intervendo su quanto affermato in tweet dal virologo Massimo Galli rispetto al numero ancora alto di decessi in Italia, «da noi i casi reali che non vengono 'contatì sono moltissimi, troppi». Sul nesso tra il numero di decessi e un iceberg di casi di cui vediamo solo la punta, Andreoni aggiunge: «Nella prima fase della pandemia facevamo pochi tamponi e solo ai sintomatici, quindi andavamo a vedere solo la parte fuori dall'iceberg. Oggi, stiamo tornando a fare pochi test, ma perché le persone o non si tamponano o fanno l'autoanalisi e rimangono a casa».


Ultimo aggiornamento: Sabato 16 Aprile 2022, 17:50
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