Vaccino obbligatorio, Rasi (Ema): «Entro un mese la decisione finale»

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di Mauro Evangelisti

«Prendiamoci un po’ di tempo, valutiamo l’andamento della vaccinazione e dell’epidemia, il numero di contagi e di ricoveri. Se ci accorgiamo che la situazione si sta aggravando, decidiamo misure più stringenti, come l’obbligo».

Quando dovremo prendere una decisione?

«Nella prima settimana di ottobre, al massimo a metà del prossimo mese». In sintesi: abbiamo un mese per convincere a vaccinarsi i 3,2 milioni di over 50 non protetti. Il professor Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), è consigliere del generale Francesco Figliuolo, commissario per l’emergenza Covid. Osserva: «C’è un ottima risposta dei giovani, ma sugli over 50 ci sono problemi, non è sufficiente avere l’80 per cento di popolazione vaccinata, dipende anche da come è distribuita la copertura».

 

 

 

 

 

 


Professore, c’è un rallentamento. Si viaggia a 70-80 mila prime dosi al giorno, significa che non sta diminuendo in modo marcato lo zoccolo duro di over 50 non ancora vaccinati.
«Dovremmo preoccuparci se a fine settembre non raggiungessimo l’obiettivo dell’80 per cento di popolazione vaccinata, ma ce la possiamo fare. Il problema è proseguire dopo. Inoltre, molto dipende dalla distribuzione dei vaccinati. Per classe d’età, esempio, perché non possiamo permetterci di avere troppi over 50, i più a rischio, non protetti. Ma conta anche la distribuzione territoriale: se ci sono regioni sotto il 70 per cento, questo è un guaio».

 


Come spiega la vasta platea di over 50 che non si vaccinano?
«Questo è il nodo che tutti aspettavamo arrivasse al pettine. Bisognerà trovare qualche fattore di mitigazione. O si garantisce che queste persone possano stare tutte in smartworking o bisognerà prendere provvedimenti più drastici. Il Green pass ha dei limiti, ma è un incentivo gentile per dire: fatevi un esame di coscienza, se vogliamo ripartire. Se vediamo che questa sacca di non vaccinati crea di nuovi problemi alla salute pubblica, dovremo intervenire. Ricordiamoci che l’anno scorso ci sono stati 500mila esami non garantiti, migliaia di tumori diagnosticati tardi. Non può continuare, non è etico. Se questa disomogeneità per classi di età prosegue, tenendo conto che parliamo di coloro che sono più esposti, bisognerà andare a soluzione drastiche. L’obbligo».


Nel Lazio l’assessore Alessio D’Amato ha proposto: diamoci come obiettivo il 90 per cento, se lo raggiungiamo, eliminiamo tutte le limitazioni come ha fatto la Danimarca.
«Sono perplesso, dipende da come è distribuita quella percentuale».


Da altri Paesi come Israele arrivano dati su una progressiva riduzione della copertura vaccinale.
«Ogni vaccino ha la propria durata. Alcuni durano tutta la vita, altri una stagione, come quello dell’influenza. Per questi vaccini dobbiamo ancora capire. Sicuramente c’è un calo dell’immunità, ma quando trasliamo i risultati dobbiamo esaminare il territorio da cui prendiamo i dati. Israele ha fatto un grande lavoro, però c’è una disomogeneità enorme, ci sono intere comunità non vaccinate. Anche negli Stati Uniti le vaccinazioni sono a macchia di leopardo. Il Regno Unito ha sbagliato con il lungo periodo tra prima e seconda dose, un punto debole che ha favorito al Delta. Nonostante gli errori però è lontana dalle centomila infezioni al giorno che tutti temevano. E sta tenendo. Questo nonostante uno scarso uso delle mascherine. Dunque, nel Regno Unito tutto sommato la copertura vaccinale prosegue».


In Italia i giovani stanno vaccinandosi in un numero superiore alle previsioni.
«Un risultato importante, avrà un effetto benefico sulle scuole. Rispetto ai quarantenni, ai cinquantenni e ai sessantenni, più facilmente influenzabili dalle fake news sui social, hanno dimostrato di essere molto più smaliziati».


Siamo pronti per la terza dose?
«Al momento i dati a disposizione la rendono necessaria per immunodepressi e operatori sanitari. Vedremo le prossime decisioni di Fda ed Ema. Ma la macchina organizzativa ormai è rodata».


Avremo vaccini per fermare le varianti?
«Ancora no, perché non sono necessari, la Delta viene fermata dagli attuali vaccini. Dobbiamo sperare che resti dominante e vigilare sulla variante Mu, che invece potrebbe aggirare i vaccini».
 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Settembre 2021, 11:05
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