Armi Nato inviate in Ucraina «in mano a terroristi e criminalità»: allarme di Europol

Le probabilità che una parte di queste armi finiscano sul mercato nero oppure sul dark web "sono elevatissime"

Le armi inviate all'Ucraina «finiscono in mano a criminali e terroristi»: l'allarme di Europol

di Cristiana Mangani

Da quando la Russia ha invaso l'Ucraina, Kiev sta ricevendo armi di vario genere dai paesi Nato e, con il passare del tempo, le probabilità che una parte di queste armi finiscano sul mercato nero oppure sul dark web sono elevatissime. A lanciare l’allarme è Jürgen Stock, segretario generale dell’Interpol, che avverte: «Le armi inviate in Ucraina dopo l'invasione della Russia a febbraio finiranno nell'economia nascosta e nelle mani dei criminali». Considerando quanto già avvenuto in Afghanistan, dove un intero arsenale di armi statunitensi è finito ai talebani, tra cui: jeep, aerei, droni e persino velivoli di ricognizione oltre che diversi Black Hawk, i timori espressi da Stock sono più che comprensibili.

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L'allarme sulle armi a Kiev

Insieme alle dichiarazioni del segretario generale di Interpol è arrivata anche la nota di Europol nella quale è stato ribadito che l'Agenzia «sta lavorando a stretto contatto con i funzionari ucraini per mitigare la minaccia del traffico di armi nell'Unione europea»«Abbiamo piena fiducia in loro mentre implementano nuove misure per monitorare e tracciare queste armi da fuoco - viene spiegato  -. Europol ha beneficiato di ottime relazioni con l'Ucraina da quando il nostro accordo operativo è stato firmato nel 2017. Continuiamo a essere in stretto contatto man mano che la situazione sul campo in Ucraina cambia, e per questo siamo grati ai nostri colleghi ucraini. Continuano a seguire le tracce e a cooperare su casi di interesse per la sicurezza interna dell'Ue, nonostante subiscano l'aggressione militare russa. Una potenziale minaccia osservata in passato nelle zone di guerra è che le armi da fuoco possono cadere nelle mani sbagliate - evidenziano ancora dall'Agenzia della Ue -. Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, Europol ha avvertito che la proliferazione di armi da fuoco ed esplosivi potrebbe portare a un aumento del traffico di armi da fuoco e munizioni nell'Ue attraverso rotte di contrabbando consolidate o piattaforme online. Questa minaccia potrebbe anche essere maggiore una volta terminato il conflitto»

 

Il valore del materiale inviato

Da qui la necessità di tracciare questi arsenali proprio con l'aiuto di Kiev. A oggi - viene chiarito - il valore complessivo di armi consegnate dall’inizio della guerra in Ucraina è di circa 10 miliardi di dollari e, considerando il livello qualitativo delle armi in questione, c’è il rischio che queste possano essere oggetto di forte interesse per numerose organizzazioni criminali presenti in tutto il mondo». Per questo motivo Stock esorta i paesi coinvolti nella spedizione di armi a cooperare sul tracciamento delle stesse. «I criminali - dice -  sono interessati a tutti i tipi di armi, fondamentalmente tutte le armi che possono essere trasportate potrebbero essere utilizzate per scopi criminali». L'invito, dunque, è ai vari paesi di utilizzare il database dell’Interpol come strumento di cooperazione. 

La reazione nella Nato

 

I timori espressi dal capo dell'Interpol sono stati presi seriamente in considerazione dai vari Stati dell’Unione Europea che promuovono una politica volta al monitoraggio attivo delle armi inviate in Ucraina.
Secondo il Financial Times, il governo ucraino, con l'aiuto dei paesi occidentali, sta istituendo un sistema più ampio di monitoraggio e tracciamento delle armi perché, secondo alcune dichiarazioni rilasciate da un funzionario occidentale al quotidiano britannico, delle armi inviate in Ucraina attraverso il confine a sud della Polonia, purtroppo, si perde ogni traccia. Paradossale ma, anche la Russia, attraverso il ministro della Difesa Sergei Shoigu, fa sapere che molte armi inviate per appoggiare Kiev sono già finite sul mercato nero: «Secondo le informazioni a nostra disposizione, - afferma il generale russo - alcune delle armi straniere fornite dall'Occidente all'Ucraina si stanno diffondendo nella regione mediorientale e stanno anche finendo sul mercato nero». Intanto, l’amministrazione Biden fa sapere che fornirà altre armi per la tutela della sicurezza in Ucraina come conseguenza delle «ampie prove» che l’intelligence americana ha raccolto per dimostrare l’intenzione del Cremlino di voler annettere territori ucraini attraverso dei referendum che, sempre secondo l’intelligence, dovrebbero tenersi a metà settembre nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporozhye.

Il precedente

Nel 2017, oltre 578 armi da fuoco e 776 munizioni sono state sequestrate in un’operazione congiunta contro il traffico illegale di esplosivi, materiale chimico e nucleare, lungo il confine tra Ucraina e Moldova. Questo dato è utile per collocare l'allarme proveniente da Europol. Il Washington Post, già a fine febbraio, aveva precisato che è in circolazione «una marea di armi che fa temere per il contrabbando», in particolare a causa dei flussi illegali, diffusi nell’Europa dell’Est, dove anche l’esercito russo contribuisce a convogliare, in mani sospette, le armi occidentali catturate, come riportato dalla Cnn. Sempre a febbraio l’Amministrazione Biden, discutendo con esperti circa il controllo degli armamenti sul pericolo di proliferazione di armi leggere nel conflitto in corso, aveva disposto una clausola per evitare la vendita a parti terze, non collegate all’esercito ucraino.

Tuttavia le testimonianze dirette e le dichiarazioni del Segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock, riaccendono adesso i fari su un pericolo possibile, perché «i gruppi criminali stanno già adesso concentrandosi su queste armi, cercando di sfruttare queste situazioni caotiche e anche la disponibilità di armi pesanti». Sul tema, già alcuni giorni fa, a parlare è stato un contractor, Jeffrey Morgan Hunter, già esperto di guerra nei Balcani. «In particolare nel Donbass – ha racconatato al quotidiano Avvenire – ma anche in altri posti di frontiera, come la Transnistria e la Romania, si sta creando una rete di scambio fra terroristi vecchi e nuovi, anche di matrice islamica, i quali hanno rinforzato i loro arsenali già ai tempi della Serbia e del Kosovo e, di recente, in Afghanistan, dopo l’abbandono improvviso degli americani. E so bene che le armi hanno viaggiato, anche attraverso la Russia, verso tutta l’Asia centrale, in questi anni di scontri in Donbass».

 

Ultimo aggiornamento: Martedì 26 Luglio 2022, 07:32
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