Strage di bambini in Texas, la madre del killer: «Non era un mostro». La polizia ammette: «Abbiamo sbagliato»

Strage di bambini in Texas, la madre del killer: «Non era un mostro». La polizia ammette: «Sbagliato non entrare nell'aula»

Il clamoroso errore del 911: bimba lasciata in attesa al telefono per oltre un minuto. L'autore della strage ha sparato almeno 100 colpi

«Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio. Doveva uccidere me». È lo sfogo del papà del killer della scuola elementare di Uvalde. In un'intervista con il Daily Beast, l'uomo si dice sorpreso.

 

 

 

 

«Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere da mio figlio. Avrebbe dovuto uccidere me invece di fare quello che fatto», dice Salvador Ramos, lo stesso nome del figlio assassino. Ramos era al lavoro quando è stato contatto da sua madre per informarlo della sparatoria. «Hanno ucciso il mio ometto. Non vedrò più mio figlio, come gli altri genitori non vedranno più i loro e questo mi fa male», ammette.

 

Oggi ha parlato anche la madre di Salvador Ramos.  «Non era un mostro» ha detto la donna anche se talvolta «poteva essere aggressivo se molto arrabbiato». Lo afferma la mamma del killer della scuola elementare di Uvalde in Texas, Adriana Reyes in un'intervista a Abc. «Non ho parole per quei bambini, non so cosa dire», aggiunge la donna. Il compagno di Reyes, Juan Alvarez, riferisce che il ragazzo era un solitario e si era trasferito con i nonni due mesi fa dopo un un brusco litigio con la donna. 

 

La polizia ammette: «Sbagliato non irrompere subito in aula»»

 

«È stato un errore non fare irruzione nell'aula» della scuola elementare di Uvalde dove Salvador Ramos ha massacrato 19 bambini e due insegnanti. La polizia del Texas ammette per la prima volta la sua colpa gettando, se possibile, ancora più nello sconforto i familiari delle vittime del massacro della Robb Elementary che per sempre si chiederanno come sarebbe andata se le forze dell'ordine fossero state più tempestive. Una lunga, e attesa, conferenza stampa dopo giorni di ricostruzioni, indiscrezioni e pochissima trasparenza da parte della polizia texana proprio mentre a 300 chilometri dal luogo della strage migliaia di persone si sono riunite per la festa delle armi organizzata dalla National Rifle Association con Donald Trump ospite d'onore. «È stata una decisione sbagliata. Punto. Non ci sono scuse», ha ammesso il colonnello Steven McCraw, capo del dipartimento di pubblica sicurezza dello Stato, spiegando che «il comandante in loco non riteneva che ci fossero bambini a rischio, era convinto che il killer si fosse barricato e di avere più tempo per accedere all'aula». «Ovviamente sbagliava», ha ribadito McGraw. Non lo nomina direttamente ma, secondo i media, il comandante che ha preso la peggior decisione della sua vita è il capo della polizia scolastica. Una piccola forza locale, formata da quattro poliziotti e un detective, chiaramente non addestrati ad affrontare una tale furia omicida dalla quale sono partiti 100 colpi di fucili semiautomatico. Ma anche colpevoli di molti errori di valutazione.

 

Una volta arrivate le forze speciali della Border Patrol Tactical Unit dal confine con il Messico gli agenti scolastici li hanno costretti ad aspettare fuori dalla scuola, nel caos più totale, per circa un'ora. E una volta dentro hanno cercato il bidello per farsi aprire la porta dell'aula in cui si era rinchiuso il killer, una notizia al limite dell'assurdo emersa nei giorni scorsi e comnfermata dal capo del dipartimento di sicurezza.

 

Infine c'è il mistero o il pasticcio dell'agente scolastico che doveva essere in turno a guardia della Robb Elementary. In un primo momento la polizia aveva detto che si era confrontato con il killer fuori dall'istituto e non lo aveva fermato, mentre la versione ufficiale fornita dal colonnello è che non fosse nemmeno presente.

 

La bimba messa in attesa dal 911 per oltre un minuto

 

Dalla meticolosa e drammatica ricostruzione del colonnello emerge, inoltre, che neanche gli operatori del 911 sono stati molto pronti nel rispondere alle chiamate dalla scuola, almeno due delle quali da parte di bambini terrorizzati, chiusi nell'aula con il killer. Una bambina in particolare, non è chiaro che se si tratti di Amerie Jo Garza, ha chiamato tre volte. La prima sussurrando per il timore di essere sentita da Ramos, poi in modo sempre più concitato chiedendo agli operatori di mandare subito la polizia a scuola. È stata messa in attesa per oltre un minuto. Nella sua ultima telefonata alle 12.16, cioè quarantacinque minuti prima che il killer fosse ucciso, ha detto che c'erano ancora tra gli 8 e i 9 bambini vivi. Intanto dopo la madre, parla per la prima volta il padre di Ramos. «Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio. Doveva uccidere me», si è sfogato un'intervista con il Daily Beast Salvador dicendosi «sorpreso» dalle atrocità commesse dal figlio. Mentre a Uvalde la comunità continua a piangere le sue vittime, a Houston va in scena la grande convention della Nra, la più potente lobby delle armi Usa. Dopo la defezione del governatore del Texas, Gregg Abbott, che ha scelto di tornare nella cittadina del massacro e al raduno ha inviato solo un videomessaggio, il grande protagonista è Donald Trump. C'è anche il senatore repubblicano Ted Cruz, che dalla lobby ha ricevuto finanziamenti per quasi mezzo milione di dollari in dieci anni. Ha rinunciato all'ultimo John Cornyn, l'uomo che il leader del Gran old party al Senato Mitch McConnell ha incaricato dei colloqui informali con i democratici per trovare un compromesso sulla stretta delle armi. Anche lui, come McConnell, è un grande beneficiario della Nra che gli ha devoluto quasi 240.000 da quando è al senato. 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Maggio 2022, 22:06
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