Non solo De Rossi, all'Olimpico è la serata degli addii
di Alessandro Angeloni

Non solo De Rossi, all'Olimpico è la serata degli addii

E’ la serata della festa. Dell’eroe De Rossi e degli attori non protagonisti. Perché al centro c’è Daniele, poi gli altri. Gli altri che se ne vanno e a cui la gente vuole bene, che vorrebbe celebrare come capitan Daniele, ma non c’è tempo, non è la serata giusta. Ma ecco quindi il saluto fugace, come dire, breve ma intenso, significativo. Vedi Claudio Ranieri, coccolato dall’Olimpico, che gli dedica cori e striscioni, fino alla fine e anche dopo, quando De Rossi si inginocchia davanti alla Sud e bacia a terra. Un saluto intenso a sor Claudio, fino a farlo piangere, perché lui è un altro che se ne va senza volerlo, pensando anche di non meritarlo. Perché dalla Roma non si va via facilmente, puoi essere romano (come lui) belga (come Nainggolan) o bosniaco, come Dzeko. Perché, si anche un bosniaco piange. Piange dentro, magari, vogliamo pensarla così, e dimenticare quel gestaccio che Dzeko ha fatto a Ranieri e lo stadio: uno perché lo aveva sostituito, l’altro perché lo stava fischiando. Edin non ha accettato l’idea di doversene andare, pure lui non avrebbe lasciato la Roma. E qui fischi per sono stati ingiusti, ingenerosi. Una coltellata. Ecco la reazione, motivata ma non giustificabile. Poi, in panchina Dzeko ha ricevuto cori e applausi, come si deve a un campione come lui, fino a commuoversi quando De Rossi è andato ad abbracciarlo. Dzeko lascia perché troppo costoso, troppo vecchio. Troppo costoso per essere vecchi. Ma andare via dalla Roma, è dura.
Domenica 26 Maggio 2019, 23:12



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