Roma, Friedkin e Pallotta divisi dal coronavirus: il futuro di una trattativa sospesa
di Alessandro Angeloni

Roma, Friedkin e Pallotta divisi dal coronavirus: il futuro di una trattativa sospesa

Alla fine del 2019 era fatto, ad inizio 2020 è stato capovolto tutto. Se il mondo, per buona parte, sta crollando, figuriamoci se non si possa frenare una “semplice” trattativa, se pur importante e onerosa come quella tra Dan Friedkin e Jim Pallotta. La Roma non vale quello che valeva prima, per gli effetti del coronavirus, questo sostiene il tycoon texano; la Roma non può essere deprezzata, rilancia con orgoglio l’attuale presidente dei giallorossi. La pandemia sta rimettendo in gioco un po’ tutto, e ogni riunione, i colloqui tra l’attuale patron del club capitolino e l’eventuale nuovo proprietario sono state per il momento congelate. Come i campionati di tutto il mondo, se ne riparlerà in data da destinarsi. Ormai sono circa dieci giorni che le comunicazioni tra le parti sono state messe in stand-by. Il calcio in Italia, e non solo, sta vivendo il suo momento più basso tra perdite d’incassi dal botteghino e nei diritti tv e davanti a questo scenario Friedkin sta prendendo tempo e spera che questo stop, nel breve giochi a suo favore, non che negli Usa le cose stiano andando meglio, e per lo stesso motivo. Il valore della Roma, con dentro le 12 società, è inevitabilmente sceso rispetto agli accordi di massima di dicembre, non sono né saranno più quei circa settecento milioni stabiliti. Pallotta intanto non ha potuto far altro che garantire la continuità aziendale, impegnandosi a completare l’aumento di capitale (restano 61 milioni) e a continuare, galleggiando finché si potrà e finché non verranno riprese le attività sportive (e chissà quando) aspettando tempi migliori per la cessione. Per il resto, tutto rimandato a problema finito, agosto, settembre, chissà. Con altri possibili compratori alla finestra. 
Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Marzo 2020, 06:00

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